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Brancaleone Vetus, un angolo di Armenia in Calabria

Brancaleone Vetus, un angolo di Armenia in Calabria

Brancaleone Vetus sorge su una collina d’arenaria, a poco più di tre chilometri dalla costa e a 310 metri sul livello del mare. Da quassù lo sguardo abbraccia il litorale ionico reggino e la cittadina moderna, che un tempo era conosciuta come la città del gelsomino: una vocazione agricola legata alla coltivazione e alla trasformazione di questo fiore prezioso per l’industria profumiera, dissolta all’inizio degli anni Sessanta con l’avvento delle essenze sintetiche. Oggi Brancaleone è diventata la città delle tartarughe marine, approdo annuale delle Caretta caretta che nidificano lungo il tratto di spiaggia tra Palizzi e Bruzzano Zeffirio. Un cambio di destino che, però, aggiunge molto al territorio.

È risalendo verso Brancaleone Vetus che la storia si fa più bella. L’insediamento antico nacque tra il VI e il VII secolo d.C., quando monaci greco-bizantini, in fuga dalle persecuzioni iconoclaste e musulmane, trovarono rifugio in queste alture. Qui portarono una cultura nuova, fatta di riti, lingua, spiritualità e lavoro. Fu così che il monachesimo basiliano si radicò profondamente, lasciando tracce che ancora oggi è possibile riconoscere nelle grotte naturali ampliate, nelle chiese rupestri e nei resti dei monasteri.

Le grotte di Brancaleone Vetus sono cavità naturali successivamente trasformate dai monaci in luoghi di culto e spazi simbolici. Tra queste, la più suggestiva è la Grotta dell’Albero della Vita, una chiesa-grotta con pilastro centrale, decorata da graffiti di matrice armena.

Una croce astile e un pavone stilizzato in atto di venerazione rimandano alle tradizioni dell’Anatolia, dell’Armenia e della Cappadocia.

Poco più in basso, in località San Gregorio, altre grotte custodiscono croci incise nella pietra, ognuna diversa, ognuna portatrice di una storia che arriva da lontano.

Non è un caso che l’antico nome di Brancaleone fosse Sperlinga o Sperlonga, dal latino spelunca, grotta. Il nome attuale compare solo intorno al Trecento e la sua origine resta incerta, sospesa tra ipotesi linguistiche, botaniche e militari. Quel che è certo è che, già in epoca medievale, Brancaleone visse vicende feudali intricate, passando sotto il controllo di famiglie potenti – dai Ruffo ai De Ayerbo, dagli Spinelli agli Spadafora, fino ai Carafa – e segnata da carestie, terremoti, incursioni e riorganizzazioni amministrative che ne hanno mutato più volte il destino.

Fu però dopo i terremoti del 1905 e del 1908, e soprattutto a seguito di una violenta alluvione negli anni Cinquanta, che l’antico abitato venne progressivamente abbandonato. Gli ultimi residenti furono costretti a scendere verso la costa, dove nacque Brancaleone Marina.

Eppure, Brancaleone Vetus non è mai stata del tutto abbandonata. Dal 2008 il borgo è stato riconosciuto come Parco Archeologico Urbano, grazie a un importante intervento di restauro conservativo. Dal 2012 in poi, la Pro Loco di Brancaleone ha raccolto il testimone, riportando questi luoghi all’attenzione e occupandosi della manutenzione e del recupero dei sentieri, per consentire visite guidate ed escursioni. Un modo per continuare a raccontare e custodire la spiritualità che da sempre abita questo tratto di costa ionica.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

Foto di Giovanni Verduci

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