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Da Scalea a Macondo, il calabrese che ispirò García Márquez

Da Scalea a Macondo, il calabrese che ispirò García Márquez

Questa mattina, alle 9.05 su Rai Radio 1, Il mondo non basta — il programma condotto da Germana Brizzolari — dedica una puntata a un tema che in Calabria tocca le corde delle radici — i cognomi, i volti di chi è partito e non è più tornato.

Ospite della trasmissione sarà il dottor Antonio Tarasco, direttore generale Archivi del Ministero della Cultura, per presentare il Portale Antenati, la piattaforma che consente a chiunque — cittadini, studiosi, italo-discendenti sparsi nel mondo — di accedere gratuitamente a milioni di atti di nascita, di morte e di matrimonio custoditi negli Archivi di Stato. Uno strumento che in una regione come la Calabria, segnata da migrazioni che hanno interessato generazioni intere, può restituire storie altrimenti perdute: un nome su un registro, una firma incerta, una data che riapre un capitolo chiuso.

Scalea Emigrazione Don Anronio Daconte - Meraviglie di Calabria - 2
Antonio Daconte con la famiglia
(dal libro di Vittorio Cappelli “Storie di italiani nelle altre Americhe”, 2009 -Rubbettino editore)

E di storie restituite parla anche il secondo ospite della puntata: Vincenzo, pronipote di Don Antonio D’Acunti, partito da Scalea nel 1885 imbarcandosi a Genova sul vapore Olinda Rodriguez, con destinazione Panama e poi Colombia. Il cognome si trasformò in Daconte, come accadeva a molti emigrati. Era un uomo curioso, intraprendente, capace di portare il nuovo dove il nuovo non era ancora arrivato.

Ad Aracataca, città dell’entroterra colombiano dove iniziò la sua nuova vita, aprì prima un bar nella piazza centrale. Poi vendette biciclette, grammofoni, i primi apparecchi radio — oggetti che in quella città, allora, sembravano prodigi. Infine fece una cosa che nessuno aveva ancora fatto: aprì il primo cinema della città, il Salon Olympia. Fu lì che un bambino assistette per la prima volta al miracolo delle immagini in movimento.

Quel bambino, di nome Gabriel García Márquez, sarebbe diventato il più grande scrittore latinoamericano del Novecento. E il calabrese di Scalea sarebbe entrato nel suo romanzo più famoso con il nome di Pietro Crespi — lo straniero affascinante e malinconico di «Cent’anni di solitudine» — con varianti e invenzioni biografiche che García Márquez stesso riconobbe apertamente. La vicenda è ricostruita da Vittorio Cappelli, professore di Storia contemporanea all’Università della Calabria, nel volume Storie di italiani nelle altre Americhe (Rubbettino).

Da quella storia parte oggi la puntata di Il mondo non basta. Sarà ospite Vincenzo, il pronipote di Don Antonio, che dalla Colombia, dopo quasi centoquarant’anni, ha invertito la rotta e si è trasferito con la sua famiglia a Scalea.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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