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Il Castello Normanno Svevo di Vibo Valentia

In posizione dominante, il castello di Vibo Valentia documenta la storia della città dall’anno mille. Il nucleo più antico risale all’epoca di Federico II, che nel 1240 rifondò il centro di Monteleone dotandolo della possente torre a “cuneo” in conci squadrati. Se gli Angioini ne ampliarono le difese e la cinta muraria, furono i Pignatelli nel Cinquecento a trasformare la fortezza in dimora nobiliare, lasciando l’attuale portale con l’emblema araldico della famiglia. Nei secoli il maniero è stato feudo, residenza, carcere e caserma borbonica, fino a diventare sede del Museo archeologico cittadino. Come in ogni castello che si rispetti, continua e vivere la leggenda di Diana Recco. Si racconta che la donna, dopo anni di esilio, vendicò la morte del padre e del fratello – le cui teste furono esposte sui merli del castello – uccidendo il loro assassino. Si racconta che lo spirito di Diana torni talvolta in prossimità del maniero, e che la nebbia che lo avvolge in alcuni giorni ne rievochi la presenza inquieta.

  • Momento ideale: durante le giornate di nebbia, se vuoi percepire l’atmosfera della leggenda di Diana. Al di là del folklore, è sempre il momento giusto, nelle ore di apertura. Un’occasione speciale sono quelle serali, molto suggestive.
  • Accessibilità: semplice.
  • Cultura locale: Vibo Valentia vive un profondo legame con la figura dell’archeologo collezionista Capialbi, e vive con orgoglio le radici magno-greche. La vivacità culturale si esprime anche attraverso il Sistema Bibliotecario Vibonese, uno dei più attivi del Sud Italia.
  • Itinerario consigliato: Dedica tempo alla visita del museo all’interno, dove i reperti raccontano la storia della città greca e romana. Dopo, raggiungi il parco archeologico delle Mura Greche di Hipponion, le mura ciclopiche che circondavano e proteggevano l’antica polis greca. Prosegui verso il centro storico per visitare il Duomo di San Leoluca, che custodisce molte opere d’arte rinascimentale e barocca tra cui il magnifico trittico marmoreo di Antonello Gagini.

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