Il Santuario della Madonna di Polsi

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Il Santuario della Madonna di Polsi
È una crepa tra le montagne dell’Aspromonte silenzioso, una vertigine. Il Santuario della Madonna di Polsi è qui, nel territorio di San Luca e sotto la cima di Montalto, in una sorta di ombelico, punto di convergenza di geografie, corpi, fedi e conflitti che altrove vivono separati. La montagna è il dispositivo che costringe al cammino, alla fatica, verso la soglia del santuario. Questo è il luogo nato dalla leggenda, quella del pastore che, intento a cercare il suo toro smarrito, lo vide scavare nel punto che nascondeva una croce di ferro. Qui, si dice, gli apparve la Vergine col Bambino, chiedendo che fosse eretta una chiesa per diffondere le sue grazie sui devoti. In realtà si pensa che il sito sia stato in origine rifugio di monaci bizantini, fuggiti dalla Sicilia durante le persecuzioni. Chissà. Certo è che, in uno dei luoghi dove il fuoco mariano è più sentito, sono migliaia i fedeli che arrivano da tutta la Calabria, ma anche dalla Sicilia. La venerazione dei siciliani per la Madonna di Polsi deriva dai culti delle comunità di mare e di transumanza, che hanno sempre accomunato le due sponde attraverso leggende fondative, le confraternite e i pellegrinaggi. Il bel simulacro della Madonna è in pietra tufacea, scolpito a tutto tondo, ma nulla si sa del suo arrivo nella valle, a parte le leggende.
- Momento ideale: visitabile sempre, ma per vivere nel pieno lo spirito del luogo e della devozione, segna la data del 22 agosto perché in questa data parte la carovana da San Luca e inizia la novena; poi quella del 2 settembre, il giorno della festa solenne della Madonna di Polsi, e quella del 14 settembre, giorno della festa della Santa Croce di Polsi.
- Accessibilità: al santuario si accede facilmente. Si può arrivare nei pressi in auto su strada tortuosa, ma asfaltata. In tanti scelgono di arrivare a piedi anche con gruppi escursionistici organizzati.
- Itinerario consigliato: escursioni e trekking che trovi sul portale guideparcoaspromonte.it.
Ph Gino Larosa – Opera propria, CC BY-SA 4.0


