Francavilla Marittima, tornano i reperti della collezione De Santis

“La memoria di Tanino De Santis a Francavilla Marittima: il ritorno dei reperti” è il titolo della mostra inaugurata a Francavilla Marittima, nelle sale del Museo Civico Archeologico di Palazzo De Santis.
L’esposizione riporta nel paese di origine oggetti conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, che nel 2017 ha acquisito, restaurato e catalogato la collezione, donata per lascito testamentario.


La storia della raccolta comincia negli anni Trenta con Agostino De Santis (1897-1961), medico condotto di Francavilla, che segnalò alla Soprintendenza i rinvenimenti che affioravano nelle campagne della Sibaritide. I carteggi del 1934 parlano di frammenti ceramici, oggetti in bronzo, materiali provenienti da tumuli e contesti funerari depositati presso la sua abitazione e messi a disposizione dell’amministrazione statale.

Alla sua morte, il figlio Tanino (1928-2013) ne raccolse il testimone. Pubblicista, fondatore e direttore per trentotto anni della rivista Magna Graecia, Tanino ampliò il nucleo originario e ne fece uno strumento di studio e divulgazione. Attraverso monografie, articoli e una fitta rete di relazioni, portò l’attenzione su Francavilla e sull’intera Piana di Sibari, sostenendo le ricerche a Macchiabate e sul Timpone della Motta e intervenendo nel dibattito pubblico sulla tutela di Sibari e delle città magno-greche dell’area.
La collezione De Santis conta circa quattrocento reperti databili dal Neolitico all’alto Medioevo. Comprende ceramiche in impasto, brocche con beccuccio trilobato, askoi, attingitoi, hydriskai votive, oggetti in bronzo appartenenti ai corredi dell’età del Ferro, manufatti di età classica ed ellenistica – fra cui la pelike a figure rosse attribuita al cosiddetto “Pittore De Santis” – e reperti di epoca romana collegati all’area di Copia.
I materiali provengono da diversi siti della Sibaritide come Timpa del Castello, Piano dei Rossi lungo il Raganello, aree del territorio di Cerchiara di Calabria, Favella della Corte in agro di Corigliano, la zona di Copia-Parco del Cavallo e, in misura significativa, dall’area di Timpone della Motta e dalla necropoli di Macchiabate, entrambe ricadenti nel territorio comunale di Francavilla Marittima. Il Timpone della Motta, ospitò in età arcaica un santuario ed è annoverato tra i siti di maggiore interesse archeologico nel versante calabrese del Parco Nazionale del Pollino; Macchiabate, lungo il Raganello, è la necropoli collegata all’insediamento dell’età del Ferro.


Proprio una selezione dei reperti provenienti dall’area di Timpone della Motta e Macchiabate è concessa in prestito per un anno al Museo Civico Archeologico di Francavilla, su iniziativa del Comune, con la collaborazione dell’Associazione per la Scuola Internazionale d’Archeologia Lagaria e del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria.


L’assessore al Turismo, Cultura e Spettacolo Michele Apolito ha richiamato il lavoro di sinergia con il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e ha indicato nel Museo Civico un presidio di studio e formazione in relazione con il Parco Archeologico di Timpone della Motta e Macchiabate. Il sindaco facente funzioni Pino Lucente ha invece sottolineato il valore del rientro temporaneo dei reperti per la comunità locale, inserendo l’iniziativa in una più ampia strategia culturale del territorio. Il direttore del Museo Civico Archeologico, Luciano Altomare, ringraziando il direttore del MArRC Fabrizio Sudano per la collaborazione, ha evidenziato l’impostazione scientifica dell’esposizione e «il ruolo dell’ente museale non solo come spazio espositivo, ma come luogo di memoria, interpretazione e mediazione tra la sfera della ricerca scientifica e il pubblico».
La mostra resterà aperta fino al 13 febbraio 2027.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)


