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Giuseppe Marchianò, il pittore arbëreshë ecclettico del ‘900

Giuseppe Marchianò, il pittore arbëreshë ecclettico del ‘900

Circa 200 quadri in esposizione insieme ad alcune sculture dedicate alla collezione del grande artista arbëreshe Giuseppe Marchianò, pittore eclettico dell’Arberia calabrese che prima di morire ha espresso la volontà di donare l’intero patrimonio artistico alla comunità di San Demetrio Corone. Un ritorno a casa che per il pittore non rappresentava solo il luogo d’origine dei Marchianò nell’Arberia calabrese, ma un concetto esteso agli Albanesi d’Italia e agli Albanesi d’Asia: un lascito pittorico che testimonia il talento creativo dell’artista e sottolinea l’inquietante spirito di un uomo deciso a rifugiarsi dalla vita attraverso un migliaio di dipinti e decine di scritti rimasti per lo più inediti.

La mostra su Giuseppe Marchianò

Un pittore dalla forte e intensa capacità espressiva, ma soprattutto un esploratore di tratti e stili che l’artista apprese durante i suoi tanti viaggi percorsi lungo tutte le coordinate del mondo. La mostra ricade nel progetto “Arte e Cultura per il risveglio delle piccole patrie”. Allestita in otto sezioni, l’Omnia Marchianò spazia dagli anni Venti-Trenta del periodo formativo napoletano e attraversa il successivo quarantennio di evoluzione narrativa in cui si evidenzia la presenza di soggetti immersi tra sacro e profano. La dedizione veristica nelle pitture di paesaggio su tavola e tela degli anni Cinquanta e Settanta rappresenta la sezione numericamente più cospicua dell’Omnia. Un ventennio post bellico in cui il pittore, munito di tavolozza e pennelli, percorre in solitudine la penisola italica da Nord a Sud. Le opere della serie Geometrico-Astratta, che fanno invece parte delle creazioni pittoriche degli anni Sessanta e Settanta dell’artista, sono pervase da un’inquietudine esistenziale dove il peso del corpo si allevia nella volatilità di sagome in fuga. Infine, l’esilio tra le pareti della casa romana, che mostra una pittura contemplativa aperta al soprannaturale, con immagini di meditazione tratteggiate con la sveltezza di una mano che si accorda all’iconografia del sacro. Ad anticipare l’apertura della mostra un dibattito introduttivo sulla sua arte pittorica, legata agli elementi identitari di luoghi e memorie mai allontanatisi dal suo cuore, nonostante abbia trascorso gran parte della sua vita lontano dai luoghi natii.

info@meravigliedicalabria.it

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