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Gli affreschi di Salvatore Fiume a Fiumefreddo stasera su Rai 5

Gli affreschi di Salvatore Fiume a Fiumefreddo stasera su Rai 5

Un pittore gitano, perseguitato dal franchismo. Si chiama Francisco Queyo e dipinge carovane variopinte e danzatrici. In Italia lo porta Salvatore Fiume e lo ‘presenta’ a una grande firma del Corriere della Sera: “Senti Buzzati, mi faresti due righe per questo pittore amico mio?”. E Buzzati ‘ucciderà’ Queyo: “Questo sei tu” risponde a Fiume. Un battesimo, una consacrazione da cui prende le mosse ‘Salvatore Fiume. Il mestiere della pittura’ di Amalda Ciani Cuka, in onda stasera alle 23.20 su Rai 5 per ‘Italia. Viaggio nella Bellezza’.

Roberto Litta ne segue le tracce dalla Sicilia a Milano, fino alla vecchia filanda di Canzo che Fiume si trasforma nel proprio laboratorio e teatro. Prima la prende in affitto, poi, per scoraggiare i compratori, dipinge muffe e crepe sulle travi, finché nel 1949 non firma con il proprio nome la prima personale e se la compra. A Milano presenta le ‘Isole di statue’ e le ‘Città di statue’: corpi marmorei e architetture sospese tra De Chirico e quel Rinascimento conosciuto da vicino durante i suoi studi a Urbino. E finalmente quella pittura colta, guardata con diffidenza fino a quel momento, trova il suo posto. E lo trova al MoMA, perché Alfred Barr, il direttore, porta a New York quelle tele a metà tra l’astrazione e il realismo.

Una strada artistica personale che, presto, Fiume fa uscire dalla tela. Le figure si allargano, lavorano pareti, diventano storia nei cicli dedicati all’Umbria e memoria dei maestri antichi nei grandi teleri per i transatlantici ‘Giulio Cesare’ e ‘Andrea Doria’. Poi entra in teatro. Alla Scala Fiume costruisce scene e costumi, incontra Maria Callas, ne diventa amico e immagina per lei una Medea rituale, solenne, quasi sacerdotale. La pittura si fa corpo e movimento.

E proprio questo bisogno di uscire dai confini dello studio lo porta sempre più lontano. In Etiopia trova nuovi volti, nuovi colori. Dipinge sulla roccia e scopre un’altra misura della bellezza che trasferisce sulla tela della ‘Gioconda africana’, nel 1074.

Non è una donna offerta allo sguardo, ma una figura che guarda chi le sta davanti. Il volto è quello di Zauditu Negash, presto sua musa e compagna attraverso la quale l’Africa continuerà a entrare nei dipinti, nelle sculture e nei progetti architettonici ‘avveniristici’.

Questo impulso a trasformare lo spazio lo conduce a Fiumefreddo Bruzio, in Calabria, dove vede un castello in rovina che si offre di dipingere, gratuitamente. Per anni torna nel borgo calabrese che nel tempo diventa un museo diffuso.

Ed è qui che il mestiere della pittura raggiunge la sua forma più piena. Quella di costruire mondi da lasciare in eredità. A raccontare la vicenda di Fiume, oltre a Litta, intervengono i figli Luciano e Laura, e gli esperti Elena Pontiggia, Cristina Galassi, Alfonso Ippolito, Helena Cantone e Roberto Borghi.

info@meravigliedicalabria.it

Foto copertina di Leonardo Massaro; foto di Salvatore Fiume da fiume.org

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