Gli archeologi de “La Sapienza” a “caccia” dei tesori di Samo

di Roberto De Santo
Alla ricerca di quel che fu Samo e dei suoi antichi splendori. Un obiettivo alla base della prima campagna di ricognizione archeologica avviata nel territorio del piccolo borgo nel cuore dell’Aspromonte dall’ Università degli studi La Sapienza di Roma.
Per due settimane 10 tra studenti, specializzandi e dottorandi dell’Ateneo della Capitale perlustreranno il territorio comunale per verificare alcuni dei siti già noti e di cui si ha traccia nell’archivio storico della Soprintendenza di Reggio Calabria, sperando di rintracciare anche nuove aree di interesse. Le attività si inseriscono, infatti, all’interno di un più ampio progetto volto a mettere maggiormente in luce il patrimonio archeologico dell’Aspromonte, coinvolgendo non soltanto le forze locali e regionali, ma anche università e centri di ricerca di livello nazionale e internazionale.


La missione del team – coordinato dalla ricercatrice in Metodologie della ricerca archeologica della Sapienza, Sara Marino – è iniziata lunedì scorso, primo aprile, e si concluderà il prossimo 14 aprile. A darne notizia la Soprintendenza ABAP per la città di Reggio Calabria e Vibo Valentia che ha augurato al team di ricerca buon lavoro.


Secondo quanto si apprende, la spedizione è nata da alcune segnalazioni di un cittadino del luogo, Stefano Bonfà che avrebbe rinvenuto alcuni reperti particolarmente interessanti nella zona allertando gli esperti dell’Università La Sapienza. Proprio dando seguito a quelle indicazioni, i responsabili del dipartimento romano di Archeologia, hanno contattato il Comune di Samo e il responsabile della locale Soprintedenza nonché altre istituzioni per comunicare l’avvio delle attività di ricerca nella zona.
Le attività del team si concentreranno tra il monte Perre, i Piani di Litri e anche nella famosa grotta di Nino Martino. Gli eventuali reperti rintracciati saranno, come da indicazione del team, consegnati alla Soprintendenza per essere custoditi e valorizzati al meglio.
Tra storia e leggende
D’altronde Samo ha una storia straordinaria. La città – che sorge su una collinetta ad est di Reggio – fu fondata nel 492 a.C. dai greci e che in onore della loro madrepatria – l’isola di Samos – ne adottarono il nome. Qui si rifugiarono per sfuggire all’esercito di Dario I re dei Persiani che invase l’isola greca, dopo una prima tappa a Messina, all’epoca denominata Zancle.
Stando a quanto riportato da Protagora ed Epicuro, Samo diede i natali allo scultore Pitagora da Reggio. La città prosperò fino alla conquista dei romani che ne decretarono il declino.


Ma la zona riprese vigore dopo il crollo dell’Impero romano d’Occidente e le varie scorribande che flagellarono le cittadine costiere. Ad iniziare dai conflitti greco-gotici e alle successive incursioni dei pirati saraceni che costrinsero gli abitanti dei centri sulla costa a rifugiarsi tra queste alture.


Anche Samo subì saccheggi e i suoi cittadini si ritirarono nelle aree interne fondando una nuova città a cui diedero il nome di Palecastro (dal greco antica fortezza). Città poi devastata dal terribile sisma del 1349. I cittadini sfuggiti a questa nuova calamità si spostarono più a valle costituendo una nuova città a cui diedero il nome di Sant’Agata, in onore della santa protettrice. Poi cambiò il nome di Precacore che rimase fino all’inizio del XX secolo. Sarà un nuovo drammatico evento – il terremoto del 1908 che distrusse buona parte dei centri reggini – a decretarne la fine. Il centro fu spostato più a valle e riprese il nome originale di Samo.
Tutti avvenimenti che descrivono il lungo passato glorioso che caratterizza la piccola cittadina e l’importanza di questa campagna archeologica per ricostruirne la storia.
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