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Il conflitto familiare come rito, ‘Il quieto vivere’ di Matarrese al cinema

Il conflitto familiare come rito, ‘Il quieto vivere’ di Matarrese al cinema

Da un borgo della Sibaritide al Sundance Film Festival, alle Giornate degli Autori di Venezia, e ora di nuovo in Calabria, nei luoghi dove tutto è cominciato. Il quieto vivere di Gianluca Matarrese è questa sera alle 21:00 al Cinema Teatro Metropol di Corigliano Rossano per l’anteprima nazionale, con il regista e il cast in sala. Domani, sabato 8 marzo, una seconda anteprima al Cinema San Nicola di Cosenza alle 20:15, prima dell’uscita nazionale del 12 marzo con Luce Cinecittà.

Il film è una tragicommedia documentaria che racconta una guerra di famiglia — ma non una famiglia qualsiasi. «’Il quieto vivere’ nasce da una storia vera, vissuta tra le mura della mia famiglia — racconta Matarrese. In un borgo calabrese dove il rancore è quotidiano e il conflitto è sacro, racconto la guerra domestica tra due cognate, Luisa e Imma. Attraverso un linguaggio che fonde documentario, finzione e teatro, metto in scena un universo chiuso e iper-reale, dove ogni lite è una performance e ogni pranzo un campo di battaglia. Con ironia e crudeltà, esploro l’anticamera del crimine, quel momento sospeso in cui la tragedia del reale può ancora essere evitata, forse, grazie al cinema».

Protagoniste sono le cugine del regista, Maria Luisa Magno e Imma Capalbo, cognate costrette a condividere lo stesso palazzo da dieci anni, affiancate dalla madre Carmela Magno e dalle zie Concetta e Filomena nel ruolo di un coro tragicomico che tenta disperatamente di riportare la pace. Davanti alla macchina da presa di Kevin Brunet non c’è nessun attore professionista, ma appunto tutta la famiglia, inclusi i cugini Sergio Turano e Giorgio Pucci.

Le riprese si sono svolte a Corigliano Rossano e a Sibari, dove il teatro del Parco Archeologico Nazionale ha ospitato le uniche scene di finzione del film — quelle in cui il nucleo della tragedia greca emerge più esplicitamente, con le zie che assumono il ruolo del coro e Luisa al centro dell’arena come in un duello antico.

Eppure la forza del film sta proprio nel fatto che questa storia appartiene a molti. Chi viene dal Sud riconosce immediatamente quel tipo di conflitto familiare che non si risolve mai del tutto, che si insinua e tramanda da una generazione all’altra, che esplode e si ricompone e ricomincia daccapo. Matarrese lo sa, e non lo nasconde. Il suo non è un ritratto folkloristico della Calabria, ma l’esplorazione di qualcosa di più antico e universale, quel punto di rottura in cui la commedia e la tragedia diventano la stessa cosa e la vita domestica si fa, inevitabilmente, teatro.

La figura attorno a cui ruota tutto è Luisa. Matarrese la segue da anni, ne ha registrato i racconti, ne ha intuito la natura di performer naturale, di donna capace di tenere in piedi un’intera drammaturgia con la sola forza della parola. «Da bambino la osservavo, affascinato dal suo modo di distaccarsi dal mondo che ci circondava in Calabria. Possiede una modernità di pensiero, involontaria, che la renderebbe un personaggio scomodo, folle forse. Ma esplorando la sua profonda natura emerge un personaggio universale, impossibile da non amare. La sua è una parabola di solitudine, non desiderata ma irrimediabile». È a partire da lei che il film apre una riflessione più larga su quella capacità delle donne del Sud di fare della propria vita un racconto, e del racconto una scena.

Matarrese, nato a Torino da madre calabrese e padre pugliese, e da vent’anni residente a Parigi, costruisce il film seguendo il metodo del reality cinematografico, come lui stesso lo ha definito, in cui le situazioni sono preparate ma le reazioni restano vere, senza rete. Il confine tra documentario e finzione si perde deliberatamente, e con esso si perde anche la distanza tra chi guarda e quello che vede sullo schermo. Anche il cibo fa parte di questa drammaturgia — ogni scontro avviene a tavola, tra un pranzo di Natale e un cenone di Capodanno, in quella ritualità conviviale del Sud che è insieme collante e campo di battaglia.

Realizzato in collaborazione con la Calabria Film Commission, Il quieto vivere è scritto da Matarrese con Nico Morabito, prodotto da Donatella Palermo con Alex Iordachescu, co-produzione Faber Produzioni e Stemal Entertainment con Rai Cinema ed Elefant Films/RSI. Dopo le anteprime calabresi, il film inizierà un lungo tour nazionale con il regista in sala, toccando oltre venti città da Torino a Napoli, da Milano a Roma.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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