Il dialogo tra scienza e fede in una mostra dedicata a Nisseron e Maignan nel Santuario di Paola

Un’ambizione elevatissima ed apparentemente inconciliabile: far dialogare la scienza e la fede utilizzando anche l’arte e l’architettura. Nel percorso di vita e di lavoro di Jean-François Nisseron e Emmanuel Maignan, due frati minimi vissuti nel XVII secolo, si riscontrano questi tratti caratterizzanti. Un’attività appassionante e minuziosa che ha prodotto opere scientifiche di ottica, geometria, prospettiva e architettura.
Tutte attività condensate in varie opere che ne rilancia l’intera missione – se vogliamo – rivoluzionaria in quei tempi: conciliare la fede e la scienza. Nel motto agostiniano del «credere per capire, capire per credere».

C’è tutto questo ed altro nella mostra “Due Padri Minimi tra scienza e fede” in programma per il 27 marzo al Santuario di San Francesco di Paola nella città del Santo. Una sede naturale per la spiritualità portata avanti dai due minimi hanno vissuto gran parte delle loro vite a Roma.
Una mostra molto attesa che ha vissuto il suo prodromo nella Lectio magistralis dettata dal professore Agostino De Rosa che si è svolta sabato scorso nella sala Convegni del Santuario di Paola.
Il docente dell’Università Iuav di Venezia – precedentemente introdotto da padre Francesco Maria Trebisonda, Correttore (superiore) Provinciale dei Frati Minimi di San Francesco di Paola e da padre Vincenzo Arzente – ha tracciato il profilo di Niceron e Maignan entrando nella descrizione delle loro opere.
Il profilo dei due studiosi
Autori di trattati che sono divenuti pietre miliari negli studi sulla prospettiva seicentesca – Niceron con “La perspective curieuse” (Parigi 1638) e il “Thaumaturgus opticus” (Parigi 1646, edito postumo) e Maignan con la “Perspectiva horaria, libri IV” (Roma 1648) –, entrambi svilupparono sin da giovanissimi un loro mondo espressivo che si tradusse in opere dai forti connotati decettivi: anamorfosi catottriche, giochi rifrattivi e dipinti murari accelerati prospetticamente (nel caso di Niceron, l’unico sopravvissuto, ritraente San Giovanni Evangelista che scrive l’Apocalisse in Pathmos, è ora visibile nel Convento della SS. Trinità dei Monti, Roma, accanto a quello più celebre, eseguito in grisaille e meglio conservato eseguito da Maignan e raffigurante San Francesco di Paola in preghiera), per citare solo alcune tipologie.


Le biografie dei due frati Minimi delineano vite, sospese tra Francia e Italia, impegnate sia nei dibattiti che si svilupparono nei più importanti circoli culturali e scientifici dei due paesi, che nelle incombenze teologiche e religiose previste dal loro Ordine religioso di afferenza.
Niceron e Maignan furono affascinati per tutta la loro esistenza dall’idea che nella natura si nascondesse un codice segreto divino di cui la matematica, e in primis l’ottica, potevano farsi interpreti, elaborando un lessico espressivo che attraverso la magia artificiale ne riproducesse la segreta natura configurativa, le leggi formanti del suo farsi e del suo divenire.
Il percorso gnoseologico di entrambi attraversò i sentieri del pensiero cartesiano e hobbesiano. Le loro opere, spesso divenendo uno specchio fedele di coeve posizioni filosofiche, hanno conservato tuttavia una loro autonomia stilistica, sia nei contenuti che nella forma.
I contenuti della mostra
La mostra visibile dal 27 marzo a Paola affronta, per la prima volta in ambito scientifico mondiale, l’opera prospettica e artistica dei Padri Minimi Jean François Niceron (1613-1646) e Emmanuel Maignan (1601-1676), la cui vita si espresse in un arco temporale relativamente breve – la prima metà del XVII secolo –, ma denso di eventi politici e culturali, riflessi in opere che si offrono oggi agli occhi dell’osservatore contemporaneo come straordinarie sciarade, in bilico tra rigore matematico e gusto per il meraviglioso e lo stupefacente.


La mostra ricostruisce, attraverso un’analisi molto dettagliata, tutte le immaginabili declinazioni del linguaggio di Niceron e Maignan, seguendo l’affascinante esegesi degli schemi retorici presenti nelle varie edizioni (in volgare e latino) dei loro trattati; attraversando virtualmente il complesso dei tre corridoi pinciani che ospitano le anamorfosi ‘gemelle’ dei Padri Niceron e Maignan (nonché la meridiana catottrica delineata da quest’ultimo), e comprendendone il valore iniziatico; percorrendo i sentieri della corrispondenza romana e francese degli autori; e infine indagando i segreti politici e ottico-geometrici dei loro giochi, inquadrabili nella poetica del dubbio elaborata da René Descartes.

Le ricostruzioni (fisiche e virtuali) raccolte in questa mostra, mai come in questo caso, mostrano come nell’etimo della parola illusione (in ludus) si nasconda una componente giocosa, esercitata sia da Niceron che da Maignan al confine tra fede, arte e scienza. (foto: TgR Calabria)
info@meravigliedicalabria.it