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Il Mosaicista e la Ninfa

Il Mosaicista e la Ninfa

di Gioacchino Criaco 

Il sogno fu brutto, la notte prima di partire. Cleopas s’imbarcò di malumore. E il vento fece le bizze per tutto il viaggio sollevando alte le onde. Lui pensò fosse stato uno sbaglio accettare l’opera. Poi le acque si calmarono di botto, entrarono in una baia ampia chiusa fra due promontori che si allungavano a pugno nel mare. Di fronte una valle di smeraldo disegnata da un dio potente.
Un piccolo molo, una via lastricata di pietre esagonali posate con cura, il profumo delle zagare, l’aroma dell’uva. Cleopas dimenticò il sogno. Si sentì felice. E il petto si distese quando lo accolse il nobile romano che lo aveva ingaggiato, divino, in un thiasos di ninfe, era attorniato dalle sue quattro figlie, una più bella dell’altra. Cleopas le volle a modelle nel dipinto che era venuto a fare e ognuna la mise a cavallo di una bestia magnifica. Tessera dopo tessera costruì il suo mosaico. E tessera dopo tessera si sviluppò il suo amore. La più piccola delle figlie del suo committente divenne la sua ossessione.
Un amore corrisposto e impossibile. Alimede la chiamò nella loro intimità. Alimede che era già sposa. Cleopas la fece montare per ultima su un leone. Dilatò la sua arte e progettarono la fuga. Tutti gli amanti si pensano invisibili e tutte le tresche stanno perfettamente evidenti. Le sorelle tradirono la sorella. E nell’alba prescelta per scappare invece dell’amata arrivarono i soldati.
Cleopas finì legato su una barca mandata alla deriva. Lo salutarono i vigneti disegnati dalle loro colline, il promontorio dello Zefiro soffiò forte e il placido mare lo consegnò alla furia delle onde. (Del mosaico delle Nereidi di Casignana, Foto: Umberto Panetta)

info@meravigliedicalabria.it

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