“Il più bel secolo della mia vita” conquista il pubblico di Cosenza – VIDEO

“Avere vent’anni o cento non cambia poi mica tanto” canta Dario Brunori nel suo brano inedito “La vita com’è” che impreziosisce il primo film da regista di Alessandro Bardani con protagonisti Sergio Castellitto e Valerio Lundini. Il regista ha presentato il “Il più bel secolo della mia vita”, uscito nei primi giorni di settembre, in una serata diventata evento al Cinema Citrigno di Cosenza. Prodotto da Lucky Red e Goon Films, la pellicola è vincitrice del 53° Giffoni Film Festival nella sezione Generator +18.
«Un contenitore meraviglioso per raccontare due personaggi»
I due personaggi principali del film interpretati da Valerio Lundini e Sergio Castellitto – inizialmente agli antipodi – si avvicinano fino a diventare quasi simbiotici. L’incontro tra un centenario e un venticinquenne scatena un conflitto non soltanto generazionale. L’anziano (interpretato da Castellitto), pur contando i giorni che gli rimangono, è proiettato verso il futuro come sempre ha fatto nella sua vita, in fuga da un passato che non ha mai voluto guardare in faccia. Il giovane (Valerio Lundini), davanti a sé ha un’eternità, si tiene ancorato alle sue radici con la frustrazione di non sapere a quale albero appartengano. Il film sottolinea i limiti di una legge ancora in vigore in Italia che impedisce a un figlio non riconosciuto alla nascita, di conoscere l’identità dei suoi genitori biologici, almeno non prima del compimento del centesimo anno di età. È questo l’elemento che accomuna i due protagonisti. Una pellicola di rara sensibilità umana e generosità artistica. «Quello che dice Dario Brunori nel testo della canzone è vero – racconta ai nostri microfoni il regista Alessandro Bardani – se hai delle paure o se hai degli incastri molte volte non riesci a sbloccarli per tutta la vita, quindi avere 20 anni o 100 è indifferente se hai le stesse paure o le stesse motivazioni». Il senso del film, come nasce l’idea? «C’è una legge in Italia che vieta ad un figlio non riconosciuto alla nascita di conoscere la propria storia, se non al centesimo anno di età. Questa mi sembra una cosa talmente folle che poteva essere un contenitore meraviglioso per raccontare due personaggi che reagiscono allo stesso modo, con la stessa aggressività, con la stessa forza, ma in direzioni totalmente opposte».
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