La cripta della Chiesa di San Nicola ed il rapporto mistico

Un luogo mistico, dove è possibile percepire un rapporto speciale con mondi paralleli. In cui la spiritualità e la religione restano al centro dell’esperienza. Sono queste le sensazioni che si provano visitando la cripta della Chiesa di San Nicola a Motta Sant’Agata che si trova tra Cataforio e San Salvatore (frazioni di Reggio Calabria).
Sono gli stessi visitatori che ne celebrano queste emozioni e che vengono raccontate a quanti accompagno i turisti in questi luoghi.

«Abbiamo più volte fatto un esperimento con i tanti visitatori accompagnati a Sant’Agata nel corso degli anni – scrivono in un post i responsabili dell’Area archeologica di Motta Sant’Agata -. In assoluto silenzio, senza spiegare nulla, li abbiamo condotti all’interno delle cripte, in questi oscuri, misteriosi e suggestivi “anfratti”, coperti da volte a botte e illuminati da un solo raggio di luce filtrato da una piccola apertura, chiedendo poi loro di descriverci quali sensazioni avessero provato e di ipotizzare a quale scopo potessero servire questi insoliti luoghi sotterranei». E alla loro domanda: «Raccontami, cosa hai sentito laggiù? Hai provato una sensazione positiva o negativa?» i visitatori hanno risposto: «Ho sentito tanto silenzio e tanta pace».

«Nessuna sensazione negativa – scrivono ancora i responsabili dell’Area archeologica – ma tanta sacralità e rispetto del luogo che per secoli ha raccolto le spoglie dei nostri antenati, in un processo dal difficile nome: “tanatometamorfosi”, un rito di passaggio che serviva a purificare le ossa dei defunti prima che queste venissero deposte negli ossari».


«Si sa – aggiungono – che il rapporto con la morte è sempre stato qualcosa di complesso, in ogni civiltà , e tale doveva esserlo anche per i nostri antenati santagatini che per secoli hanno perpetrato tale rito. Diffuso in tutto il Sud Italia, ed in particolare nell’Area dello Stretto, serviva probabilmente ad esorcizzare il suddetto passaggio, era una sorta di “purgatorio”, che è stato utilizzato sino all’ Editto Napoleonico di Saint Cloud che ha vietato le sepolture all’interno delle chiese, imponendole al di fuori delle mura della città con l’istituzione dei cimiteri». (Orlando Sorgonà e Valeria Varà : referenti del sito archeologico) (Foto: Salvatore Greco, Domenico Pellicanò)
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