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La leggenda della “Statua con il braccio di pietra” a Satriano

La leggenda della “Statua con il braccio di pietra” a Satriano

«Un luogo si conosce solo nel momento in cui ci si reca più volte, si parla con le persone del posto per raccogliere testimonianze locali». Satriano ha origini antichissime, esisteva già ai tempi della Magna Grecia, quando i Greci colonizzarono l’Italia Meridionale a partire dall’VIII secolo a.C., luogo adatto sia per lo sviluppo delle attività commerciali, grazie al mare, e sia per la produzione agricola. Anticamente il paese si chiamava col nome del fiume “Cecino” (attuale fiume Ancinale), un tempo navigabile come tanti dei nostri fiumi in passato.


Secondo un antico documento del VI secolo d.C., ritrovato nell’Archivio Vaticano, il nome “Satriano” potrebbe risalire all’epoca bizantina. Satriano era un considerevole feudo, nel 1611 venne concesso alla famiglia dei Ravaschieri, da parte del re Filippo IV di Spagna, il Principato di Davoli, Isca, Sant’Andrea, San Sostene, Badolato, Cardinale e Torre di Ruggiero. Diversi sono i palazzi nobiliari, gli eleganti portali, le maschere apotropaiche, i balconi barocchi floreali, i mulini e frantoi da vedere nel paese, ma voglio soffermarmi su una particolare storia. Una leggenda che risale all’Ottocento.

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Ecco perché ho citato quella frase iniziale, sono già stata due volte a Satriano, ma ho saputo questa storia poco tempo addietro, grazie all’architetto Francesco Suraci. L’architetto, passeggiando per le vie di Satriano con un suo collega del posto, Antonio Riverso, è venuto a conoscenza di questa particolare storia che a sua volta mi ha narrato. Oggi sono ritornata a Satriano con mio figlio e mia sorella Marisa Franco, che con il suo obiettivo mi ha regalato i bellissimi primi piani della “Statua con il braccio di pietra”.


Ecco il racconto di Francesco Suraci: «In un edificio del centro storico è possibile notare una statua a tutto tondo in pietra: “Ecce Homo” (Ecco l’uomo) qualche volta scritto e parlato “ecceòmo”. A Satriano pronunciato “Ecciomu”. La leggenda racconta di un giovane che si era ribellato al padre e lo aggredendolo. Per punirlo del gesto un angelo, sceso dal cielo, gli pietrificò il braccio che aveva colpito il padre. Da allora, a monito dei giovani, era in uso inserire negli edifici una piccola statua raffigurante un giovane con un braccio pietrificato. Una di queste statuette, a tutto tondo, alta circa 70 cm., è collocata sul cornicione ad angolo di un antico palazzo che fa da cornice alla piazza centrale. Perché Ecce Homo? Secondo quel racconto colpire il padre è come flagellare ancora una volta il Signore». L’edificio di cui narra Riverso è Palazzo Montepaone-Miceli è sorge nel borgo antico di Satriano. (Silvana Franco)

info@meravigliedicalabria.it

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