La storia di eroismo civile di Suor Elvira Pettinato da Carlopoli

«Precipitata, a bordo di un pulmino con numerosi scolari, in un profondo canale, guadagnata la riva, invocava soccorso per i piccoli che stavano annegando; tentava poi ella stessa di raggiungerli per portar loro aiuto, ma, poco esperta del nuoto e allo stremo delle forze, veniva inghiottita dalle acque perdendo la vita. Luminoso esempio di grande coraggio e nobile altruismo, spinti fino all’estremo sacrificio».
Queste poche righe riproducono la motivazione con la quale nel marzo del 1977 venne conferita la Medaglia d’oro al valor civile a Franceschina Pettinato, nata a Carlopoli e divenuta poi Suor Elvira.
La religiosa è infatti tra le protagoniste di una storia di eroismo civile le cui motivazioni, nel suo caso, riguardano evidentemente anche una scelta di fede.
Nel primo pomeriggio del 7 maggio di 51 anni fa, nel 1974, un pulmino della parrocchia di Conche, frazione del Comune di Codevigo (in provincia di Padova) parte per riportare a casa i bambini alla fine dell’orario dell’asilo e della scuola elementare.
Il bus percorre la strada lungo l’argine del canale Novissimo, poi il tragico epilogo. Una foratura fa sbandare il mezzo che finisce dritto in acqua. 10 bambini di età compresa tra i 2 e gli 8 anni muoiono annegati. A bordo del bus c’è anche Suor Elvira Pettinato che fa di tutto per salvare i bambini, una decisione che le costa la vita, non sa nuotare ed annega anche lei.

È il gesto eroico che tre anni dopo motiverà il riconoscimento della Medaglia d’oro al valor civile. A Carlopoli il gesto eroico di Suor Elvira non è mai stato dimenticato, una via le è stata intitolata in anni passati ed oggi, nell’anno in cui il Comune celebra il suo 400esimo anniversario dalla fondazione, l’amministrazione comunale, in collaborazione con l’associazione culturale «Amaro Letterario», ha deciso di posizionare una targa per onorare la sua memoria.
Una storia, quella di Francesca Pettinato da Carlopoli, che si intreccia con altri aspetti di quella vicenda che, se non fosse un’immane tragedia, sarebbe una sceneggiatura da film. Dei 12 bambini presenti sul bus, 10 morirono e solo i due bambini che erano seduti sui posti davanti si salvarono grazie a due pescatori che si tuffarono in acqua.
Oggi uno di quei due bambini, Ettore Lazzaro, è diventato sindaco di Codevigo. Al Corriere del Veneto il primo cittadino racconta «Non ho mai dimenticato quegli attimi interminabili, per anni gli incubi non mi hanno fatto dormire. Ancora adesso, quando imbocco l’argine in auto mi tolgo istintivamente la cintura, non ho infatti mai cambiato casa, abito ancora nella stessa via dove, ogni giorno, il pulmino mi riportava indietro dall’asilo. La strada che, poi, hanno percorso anche i miei due figli a bordo del pulmino della scuola, non senza, lo ammetto, un po’ di ansia da parte mia».
(D.M.) info@meravigliedicalabria.it
Foto del Corriere del Veneto