L’Anno Giubilare Mariano aperto alla Madonna della Grotta di Praia

Un anniversario importante per la Chiesa, ma anche il racconto di una storia che dura da sette secoli. Praia a Mare ha ufficialmente aperto l’Anno Giubilare Mariano, celebrando il 700° anniversario del prodigioso arrivo della sacra effigie della Madonna in quella che è, a tutti gli effetti, una delle chiese più spettacolari d’Italia, una cattedrale naturale nella roccia del monte Vingiolo.

Il vescovo della diocesi di San Marco Argentano-Scalea, monsignor Stefano Rega, ha dato il via a questo cammino speciale. Il presule ha descritto il santuario della Madonna della Grotta come una casa della speranza, un luogo dove le generazioni hanno imparato a depositare fatiche e sogni. Il suo invito è stato quello di guardare a Maria come a una figura vicina, poiché insegna il valore della semplicità in un mondo che spesso ci spinge verso l’apparenza o la durezza del giudizio.

Secondo il vescovo, il Giubileo rappresenta l’occasione ideale per riscoprire una certa leggerezza interiore. Quando riusciamo a mettere da parte l’orgoglio o la paura di essere feriti dalle parole altrui, ci sentiamo improvvisamente più liberi e pronti a costruire qualcosa di buono insieme agli altri. È un appello alla concretezza quello lanciato da monsignor Rega, che ha incoraggiato i presenti a trasformare la preghiera in gesti di attenzione verso chi vive un momento di fragilità o di solitudine, proprio come la Madonna ha scelto un luogo umile e nascosto per manifestarsi.

Situato a novanta metri sul livello del mare, all’interno di tre grandi caverne che comunicano tra loro, il santuario racconta una storia che inizia molto prima del cristianesimo. Gli studi condotti dall’Università di Roma avevano infatti confermato che queste grotte erano abitate già nel Paleolitico, e che poi sono state un rifugio per i monaci basiliani in fuga dall’Oriente intorno al settimo secolo. È proprio all’ombra di queste volte increspate che è nato il primo piccolo nucleo urbano di Praia a Mare, con le case dei pescatori e degli agricoltori che cercavano protezione sotto lo sguardo della loro protettrice.
Fascino archeologico, ma anche la suggestione della leggenda che avvolge l’arrivo della statua nell’agosto del 1326. Si narra di un bastimento carico di merci rimasto bloccato da una bonaccia inspiegabile e di un capitano che, per salvare l’effigie dalla superstizione dei marinai, la adagiò su un sasso all’interno di una delle grotte. Da quel momento, il monte Vingiolo è diventato meta per i popolani, e nel tempo ha visto anche interventi artistici moderni come l’arco votivo di Enzo Cucchi e la Via Crucis in mosaico di Vittoria Gallori, segnati dai passi dei fedeli lungo la gradinata in ciottoli.
È il luogo che continua a parlare a chiunque decida di salire quei gradini, per rigenerarsi alla vista di un panorama emozionante sulla costa, ma anche uno spazio di silenzio necessario per ritrovarsi.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)


