L’assessore Calabrese a Berlino, ma prima la visita alla Persefone “rapita”

Magnifica e misteriosa. I riccioli le accarezzano la fronte come nelle korai tardo-arcaiche e le lunghe ciocche le ricadono sul petto. Ha una luminosità lunare e un sorriso bellissimo che da quel mondo lontano sembra prendersi beffa della lunga contesa tra Locri e Taranto.
È una disputa antica, nata tra le due città per via di un trafugamento e di un viaggio rocambolesco fino a Berlino. Di chi sarà la splendida dea Persefone? Locri dice che è sua perché nell’estate del 1905 un contadino di nome Giovanni Giovinazzo la trovò zappando una vigna nell’area sacra dell’antica Locri Epizefiri.
Taranto la rivendica pure, sostenendo sia stata rinvenuta nel 1912 in via Duca degli Abruzzi. Nel mezzo la statua chissà come prese il mare e transitò in dogana come «statua barocca da giardino», arrivò a Parigi e infine a Berlino, dove il kaiser Guglielmo II la volle a tutti i costi raccogliendo un milione di marchi con una sottoscrizione pubblica.


Le ragioni di Locri si basano sulla deposizione di Giovinazzo, ritrovata in un fascicolo giudiziario a lungo creduto scomparso e definita dalla magistratura come «chiara, precisa e circostanziata». Persino Corrado Alvaro fece del furto della statua di Locri il simbolo della Calabria “rapita” e depredata della sua anima classica.

Tra i padiglioni dell’ITB di Berlino, la fiera mondiale del turismo che si tiene in questi giorni, c’è anche l’assessore regionale Giovanni Calabrese.
Ma non poteva mancare all’appuntamento con la “sua” Dea all’Altes Museum.
Che le abbia sussurrato un invito a tornare? Perché Persefone, per mito, è destinata a risalire dall’Ade ogni primavera. Chissà che una volta o l’altra, non decida di proseguire il viaggio fino a casa.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)


