Luce Fest, a San Pietro di Magisano torna la street art internazionale

A San Pietro di Magisano, il piccolo borgo della Presila catanzarese, da oggi 29 agosto e fino all’8 settembre, torna Luce Fest, l’evento che in pochi anni ha reso un paese di appena 350 abitanti in un museo diffuso conosciuto in tutto il mondo. Un luogo diventato emblema di una rigenerazione urbana partecipata attraverso un imponente coinvolgimento di artisti che, dal 2020, arrivano dall’Italia e da ogni parte del mondo. San Pietro di Magisano ha una storia di rischio spopolamento, comune a tanti centri della Calabria, che si cerca di contrastare grazie al senso di appartenenza di chi li abita. A partire dai ragazzi dell’associazione “Luce a San Pietro”, che hanno voluto che il loro paese potesse diventare un posto in cui la bellezza parlasse a tutti attraverso l’arte. Lo hanno fatto mettendo in piedi il LuceFest, che in cinque anni ha compiuto una rivoluzione straordinaria. Tra gli artisti accolti ci sono firme assolute della street art mondiale tra cui Eduardo Kobra, Ed Oner, Dan Kitchener, Yessiow, Sophi Odling, Bublegum, Louis Lambert, Kruella d’Enfer. Alcune delle loro opere sono state votate e riconosciute da Street Art Cities come tra le più belle al mondo.


Nella prima settimana di agosto e in anteprima per Luce Fest, per la prima volta ha lavorato in residenza l’artista palestinese Laila Ajjawi, riconosciuta a livello internazionale per il suo impegno a favore della pace e dei diritti dei rifugiati. Ha lasciato al borgo un’opera bella e forte, di cui lei stessa ha scritto: «È la storia di un’unica sopravvissuta, Rawan Krayzem, 20 anni, di Gaza, la cui intera famiglia è stata uccisa da un attacco israeliano mentre cercava rifugio in una scuola. L’ho dipinta con un abito tradizionale mentre tiene in mano il dahnoun, il fiore rosso di anemone che simboleggia il sangue dei martiri: il suo colore acceso è legato ai sacrifici del popolo palestinese e fiorisce in primavera nei campi e sulle colline della Palestina, spesso proprio in luoghi che hanno visto scontri e resistenza. La fenice è invece associata a Gaza come simbolo potente di rinascita, resilienza e speranza. Anche l’ulivo porta con sé un significato profondo che lega storia, identità e resistenza».




Sei nuovi sguardi sul il borgo
L’edizione 2025 porta altri sei artisti che lasceranno altrettante opere destinate a entrare nel W.O.W. Museum – Walk on Wonders, il percorso che raccoglie già oltre cento interventi di street art.
C’è Tony Gallo, padovano, le cui figure, spesso animali con tratti umani, parlano attraverso sguardi silenziosi e diventano simbolo di sogni e desideri collettivi.


Dall’Australia è arrivato Guido van Helten, autore di murales monumentali che nascono da fotografie e racconti raccolti nei luoghi in cui lavora. I suoi progetti hanno toccato Europa, Stati Uniti e Scandinavia, trasformando silos industriali e facciate in spazi di memoria.


La Calabria è rappresentata ancora una volta da Claudio Chiaravalloti, catanzarese, la cui ricerca artistica tocca sempre temi diversi per restituire immagini straordinarie per qualità e intensità.


A San Pietro è arrivata anche la messicana Eva Bracamontes, muralista che dedica la sua ricerca sulle figure femminili. Nei suoi lavori in cui celebra la diversità culturale, le donne di diverse etnie si uniscono al paesaggio urbano, stridendo con i colori intensi e linee morbide.

Dalla Grecia è tornato Insane51. Conosciuto molto bene per la sua tecnica del Double Exposure 3D, nei suoi murales si sovrappongono due immagini, visibili attraverso occhiali o filtri, creando l’effetto tridimensionale di un doppio racconto che emerge sulla stessa parete.



Infine, il cileno Cristóbal Persona porta la sua arte legata alla letteratura e alle storie popolari. Nei suoi murales compaiono miti, leggende e riferimenti alla poesia latinoamericana, raccolti durante i suoi viaggi e restituiti come immagini che permettono alle comunità di riconoscersi.


Sei linguaggi diversi, uniti dall’idea che l’arte pubblica possa trasformare i luoghi. Per dieci giorni le vie di San Pietro diventeranno laboratorio, dove tutti potranno vedere da vicino la nascita delle nuove opere.
Musica e spettacoli
Accanto agli artisti, il festival proporrà diversi eventi, iniziando stasera con il Lacrima Party, format indie nato a Bologna che ha portato in Italia un modo nuovo di vivere la musica. Il 6 settembre il palco sarà di Nino Frassica con i Los Plaggers, sei musicisti che lo affiancano nel concerto–cabaret che propone tante canzoni rivisitate, come prevedibile, con ironia: da Cacao Meravigliao a Grazie dei fiori bis, da Viva la mamma col pomodoro alle sigle televisive e ai medley dedicati agli anni Sessanta e Settanta. Qui la musica diventa teatro comico, con il pubblico chiamato a cantare e a giocare in scena insieme all’artista. Il 7 settembre toccherà a Lodo Guenzi, voce de Lo Stato Sociale, che si esibirà con Nicolò Carnesi, cantautore e chitarrista del duo Colapesce Dimartino. Scrittura cantautorale e pop contemporaneo, per una combo tra due artisti amati moltissimo dal pubblico. Il festival si chiuderà l’8 settembre, giorno della festa a San Pietro per la Natività di Maria, con Dance Tarantella, musica popolare con ritmi coinvolgenti della musica dance.

Il laboratorio della comunità
Luce Fest è molto altro ancora. Mentre gli artisti lavorano, ci sono tanti laboratori di comunità dove per esempio si fa e si imbottiglia la salsa di pomodoro, si preparano le marmellate con la frutta dell’estate o la “minestra della Madonna della Luce” – fatta con brodo di carne, la cipolla, la zucca lunga, cavolo cappuccio e polpettine fritte – per la festa dell’8 settembre. Partecipare al LuceFest significa vivere insieme alla comunità, che insieme agli artisti è l’esperienza stessa, l’anima di questi giorni.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)