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Nelle contrade di Laino Borgo tornano a penzolare le corajisime

Nelle contrade di Laino Borgo tornano a penzolare le corajisime

Tra portali in pietra, antichi camini fumanti e i caratteristici battiporta figurati che adornano il centro storico, Laino Borgo ha celebrato le proprie radici identitarie. Sabato 28 marzo, presso la Biblioteca Comunale, si è tenuto un importante convegno di studi dedicato al rito ancestrale della Corajisima, la personificazione della Quaresima che, nell’immaginario popolare, rappresenta la vedova del Carnevale.

L’iniziativa, sostenuta dall’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Mariangelina Russo e dalla Proloco presieduta da Mario Donato, ha segnato una vera e propria rinascita per questa tradizione. Il fulcro del rito a Laino è storicamente legato alla figura di Rosa Micca, che per anni ha “appiccato” al proprio balcone la pupa di cenci per scandire il tempo della penitenza.

Oggi, quella testimonianza è raccolta e mantenuta dal figlio Luigi Calvosa che, insieme all’Associazione Archeo Geo Pollino – Trekking, ha tenuto vivo negli anni il legame con il passato attraverso l’esposizione della bambola nella piazza del paese.

Quest’anno, la tradizione ha coinvolto l’intera comunità grazie a un laboratorio di confezione delle pupe quaresimali realizzate da Violeta Maftei, Loredana Barletta, Tanina Cava, Pinella Calvosa, Giusy Longo, Ewa Nadolska, Katarzyna Kwilosz. L’iniziativa, nata su invito e guida dell’Assessore Gina Calvosa, da sempre attenta alla tutela delle tradizioni locali, ha permesso di veder fiorire ben sette corajisime, una per ogni contrada dell’antico borgo del Pollino calabrese.

L’evento culturale si è aperto con la mostra “Paese che vai, Corajisima che trovi”, un’esposizione curata da Andrea Bressi, musicista e ricercatore che dal 2016 è referente per la Calabria della Rete Nazionale Bambole Quaresima. La mostra ha offerto uno sguardo inedito su fantocci rituali provenienti da diverse località del Sud Italia, frutto di una meticolosa ricerca sul campo tra le ultime depositarie di questa usanza. Bressi ha illustrato le peculiarità dei simulacri: dalla patata infilzata con sette penne (una per ogni settimana di Quaresima) al fuso per filare il tempo dell’attesa.

Il successivo convegno, moderato dalla prof.ssa Mariateresa Armentano in rappresentanza della Associazione Alètheia, ha approfondito gli aspetti antropologici e sonori del periodo. Dopo i saluti istituzionali, Luigi Calvosa ha commosso la platea proiettando le testimonianze dirette della madre Rosa Micca. Di grande rilievo l’intervento dell’etnomusicologo Christian Ferlaino, che ha tracciato un percorso tra i suoni che accompagnano il passaggio dal Carnevale alla Pasqua, spiegando come l’uso di campanacci e oggetti sonori come tocche, troccole e raganelle servisse a sacralizzare i percorsi e favorire il risveglio della natura.

Il dibattito si è arricchito con il contributo di Andrea Bressi, che ha condiviso le curiosità emerse nella sua indagine ventennale sul territorio calabrese, seguito dalla relazione di Angela Cicora, referente per il Molise della Rete Bambole Quaresima. Quest’ultima ha illustrato le analogie con le “Quarantane” di Santa Croce di Magliano, confermando l’esistenza di un filo rosso culturale che unisce i popoli del Mediterraneo. L’evento ha dimostrato come il recupero di questi simboli — fatti di pomodori e peperoni secchi appesi ai casolari — rappresenti non solo un atto di memoria, ma un’opportunità di valorizzazione culturale per l’intero territorio.

Il sindaco Russo ha sottolineato che «tradizioni come questa non sono semplici curiosità folkloriche: sono testi viventi, che chiedono di essere letti, interpretati, compresi. Sono archivi di senso, in cui si intrecciano antropologia, storia, religione, e persino psicologia collettiva» e che custodirle significa tenere viva «l’anima della comunità, ma anche assumersi una responsabilità: quella di trasmetterle alle nuove generazioni senza svuotarle di significato, evitando che diventino soltanto rappresentazioni per turisti o eventi da calendario». 

La sinergia tra istituzioni e comunità si è rivelata la chiave per mantenere vive le radici. La collaborazione tra l’Amministrazione Comunale, la Proloco e le associazioni ha creato un vero spazio di condivisione per tutti i partecipanti. Questa “eco lontana” di una tradizione ancestrale ha varcato i confini regionali, richiamando a Laino Borgo numerosi studiosi anche dalla vicina Basilicata, uniti dal desiderio di far risuonare ancora una volta termini, gesti e riti che appartengono all’anima profonda di tutto il Sud Italia.

info@meravigliedicalabria.it

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