Porte Narranti di S. Benedetto, soglie spazio-tempo tra storia e futuro
Forse il Giano bifronte un giorno o l’altro apparirà sull’uscio di una casa qualsiasi. Del resto era la divinità romana custode delle porte (ianuae), dei passaggi e dei ponti, che vegliava su ogni entrata e uscita. Le due facce rivolte in direzioni opposte gli servivano peraltro anche a guardare contemporaneamente il passato e il futuro. Già, il passato e il futuro. Forse, per Giano, San Benedetto Ullano sarebbe il posto giusto su cui vegliare, perché è il luogo in cui le porte delle antiche case parlano, narrano.




Nel borgo arbëreshë della provincia di Cosenza, inoltrandosi tra le sue stradine e le sue gjitonie, si può sperimentare cosa significhi trovarsi di fronte a una soglia, quella che divide il dentro dal fuori, il noto dall’ignoto, e appunto, il passato e il futuro.



È il Museo diffuso delle Porte Narranti, nato nel 2019, che racconta la storia e l’orgoglio di una piccola comunità discendente dalla diaspora del popolo albanese nella seconda metà del XV secolo, dopo la morte di Giorgio Castriota Skanderbeg.

I temi che gli artisti scelgono di rappresentare sono storie legate ai luoghi, ai personaggi storici, ai santi, alle leggende e alle fiabe, e agli eroi del loro passato.
La collezione conta ormai oltre trenta opere, arricchita in questi giorni da quelle di Mimma Galtieri e Paolo Viscardi, che aprono altre due porte “spazio-temporali” nel borgo.
Mimma ha dipinto Erina Castriota Skanderbeg, Principessa di Bisignano nel XVI secolo e discendente di Giorgio Castriota Skanderbeg. Incarna la memoria di tutte quelle famiglie che nel Mezzogiorno d’Italia trovarono una nuova patria senza dimenticare mai le proprie origini. La Erina di Mimma è una donna forte, con alle spalle la memoria degli avi arbëreshë e davanti a sé il futuro. E poi racconta anche la storia locale di quando San Benedetto Ullano faceva parte del Principato di Bisignano.

La porta narrante di Paolo Viscardi è invece un’opera dedicata al patrimonio prezioso della lingua arbëreshe. Si vede una nonna in abiti tradizionali raccontare una storia ai bambini.
Un’immagine consueta, vera e rassicurante che in una sola impressione racconta il viaggio di un’identità linguistica antica, che continua a vivere ancora oggi proprio perché viene ascoltata e pronunciata con perseveranza, e viaggia immutata da una generazione all’altra.
Per la realizzazione della porta narrante Paolo ha coinvolto in un laboratorio di pittura piccoli artisti in erba di San Benedetto, proprio quella nuova generazione a cui consegnare un meraviglioso bagaglio di memorie e suoni.
La bellezza delle comunità arbëreshe che abitano la Calabria è anche in queste cose, nella capacità di trovare sempre una cifra diversa per raccontarsi, far rivivere e partecipare al mondo la propria storia.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)