“Salvate il corallo Errina”, lo Stretto come non lo abbiamo mai visto

C’è un punto esatto dove lo Ionio e il Tirreno si scontrano in una danza di correnti che può superare i due metri al secondo. Un “laboratorio naturale” nel Mediterraneo, che da secoli incanta scrittori, sognatori e scienziati. Oggi, il mondo sommerso dello Stretto di Messina, viene svelato nel documentario “Il valore della biodiversità attraversa lo Stretto di Messina” (regia di Roberto Rinaldi), un’impresa promossa dal CRIMAC (Centro Ricerche ed Infrastrutture Marine Avanzate in Calabria) e dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn.
Alieni sulla spiaggia: il mistero delle notti di luna
Il racconto inizia all’alba, sulle spiagge, nelle notti di luna nuova. È qui che avviene un fenomeno che ha del prodigioso: le maree più forti generano correnti violente che risalgono dagli abissi dello Ionio, trascinando con sé sulla battigia creature che sembrano appartenere a un altro pianeta.





Sono i cosiddetti “spiaggiamenti abissali” di piccoli pesci argentati dalle forme più strane, con occhi enormi e organi luminosi, abitanti delle tenebre perenni. Per i biologi, queste spiagge sono finestre aperte su un mondo inaccessibile, dove la morfologia del fondale — che risale bruscamente da 2.000 metri a soli 70 — fa sì che quell’abisso racconti i suoi segreti agli uomini.
Incontri ravvicinati con il popolo della notte
Creature che di giorno restano nascoste nel fango dei pendii sottomarini dello Ionio e nelle grandi profondità risalgono la colonna d’acqua popolando ambienti che sembrerebbero desolati. L’incontro più impressionante documentato dai ricercatori è quello con il gigantesco Hexanchus griseus, lo squalo capopiatto. Questo predatore preistorico risale per andare a caccia nel buio, mostrando tutta la sua maestosità .


Accanto a lui si muovono i pesci trombetta, con i loro becchi allungati adattati a scovare prede nel sedimento, confermando come lo Stretto sia una zona di convergenza unica per specie diverse e rare.


Le foreste sottomarine polmoni del Mediterraneo
Sotto la superficie, il paesaggio è dominato da splendide “foreste”. A nord-est, lungo la costa calabrese, svettano le gorgonie dai colori sgargianti: vere e proprie “foreste animali” che ospitano pesci rari come il San Pietro.



Più in profondità , tra i 55 e i 75 metri, chilometri di Laminaria ochroleuca. In giornate di forte corrente, le grandi foglie di quest’alga bruna si distendono all’unisono, da sembrare di essere immersi in un oceano temperato. È un habitat di enorme valenza ecologica, rifugio per gli organismi marini ma soprattutto vero e proprio polmone nello stretto.


Missione Errina, una partita di pallone in autostrada
Il cuore della spedizione scientifica riguarda però l’Errina aspera, un corallo bianco rarissimo, l’unico della sua famiglia nel Mediterraneo. Per raccoglierlo, i ricercatori hanno affrontato una sfida logistica estrema. Immergersi nel punto più stretto tra Calabria e Sicilia è “come organizzare una partita di pallone in autostrada”: sopra le teste dei subacquei sfilano i giganti del mare (navi cargo e traghetti), mentre sotto di loro le correnti tentano di trascinarli via.




Usando respiratori a circuito chiuso (Rebreather) per avere maggiore autonomia, il team ha raggiunto fondali mai sondati prima, filmando distese candide di Errina che si aggrappano alle rocce rosa. È la prima volta che questo corallo viene osservato e raccolto vivo per essere studiato in laboratorio.



Da Messina alla Stazione Anton Dohrn di Amendolara
 Il viaggio dei campioni si conclude nella sede della Stazione Zoologica Anton Dohrn ad Amendolara. Qui, nel laboratorio Mesocosmi, la tecnologia permette di simulare perfettamente l’habitat dello Stretto. Nelle 20 vasche sperimentali, i ricercatori monitorano la “respirazione”. Regolando luce, pH e salinità , simulano oggi gli scenari futuri per capire quali siano i limiti di tolleranza termica oltre i quali la sopravvivenza della specie non è più garantita.



“Il cambiamento climatico è un disturbo silenzioso”, spiegano gli esperti. Amendolara è oggi la sentinella che cerca di prevedere se queste meravigliose creature abissali sopravviveranno al riscaldamento globale. La bellezza dello Stretto, tanto immensa quanto fragile, è tutta nel documentario, disponibile integralmente su YouTube. Uno straordinario racconto di esplorazione, ma soprattutto un appello alla protezione di un patrimonio unico e prezioso che appartiene a tutti noi.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)


