Scultori ed intagliatori calabresi, gli artisti della fede

Quella dell’intaglio e della scultura del legno, anche in Calabria, è una storia antica. Le prime testimonianze risalgono all’XI secolo, come attestano una coppia di pilastrini lignei della chiesa di Sant’Adriano a San Demetrio Corone, e nei secoli successivi si può persino riconoscere una certa unità stilistica. In una regione ricchissima di boschi, del resto, il legno ha rappresentato una risorsa naturale e culturale, destinata a trovare applicazioni diffuse anche sul piano artistico.
Il legno calabrese viene impiegato per suppellettili, carpenterie e cantieri navali, ma assume un ruolo centrale soprattutto nella produzione di manufatti sacri: cori, leggii, bassorilievi, portoni. Ne sono testimonianza opere di grande valore, come rilevato dallo storico dell’arte Giorgio Leone, nelle chiese dell’Osservanza francescana di Bisignano, Cosenza e Morano Calabro. È però nei secoli XVII e XVIII, con l’affermazione del linguaggio barocco, che l’arte lignea conosce una stagione di particolare splendore, dando vita a lavori di alto livello qualitativo in diversi centri della provincia di Cosenza – Morano Calabro e Rogliano in primo luogo – ma anche in altre aree della regione. Un patrimonio che ha resistito nonostante il devastante terremoto del 1783, che cancellò molte di queste opere.
Senza pretesa di completezza, si possono ricordare il soffitto in legno intagliato, dipinto e dorato della chiesa della Madonna delle Grazie, detta di Camina, a Rogliano; il portone e il coro della chiesa di San Domenico a Cosenza, realizzati da intagliatori roglianesi; l’armadio da sacrestia proveniente dalla Cattedrale e oggi conservato nel Museo di Arte Sacra di Rossano.




L’elenco potrebbe proseguire a lungo, ma vale la pena citare ancora Satriano, nel Catanzarese, dove la famiglia Drosi – Nicola, il figlio Pietro e il nipote Michelangelo – è nota come i Santari. Le loro statue, diffuse in molte parti del mondo, si ispirano ai volti della comunità locale: ne sono esempio il volto timoroso della Madonna degli Angeli di Gagliato o la statua dei Santi Medici Cosma e Damiano a Riace.
Avvicinandosi alla contemporaneità, l’eredità custodita da Rogliano è veramente significativa. Nel centro del Cosentino operano ancora intagliatori che mantengono viva la tradizione di modellare non solo il legno, ma anche la pietra. Dal 1997 il Museo di Arte Sacra raccoglie oggetti, tele, altari, argenti e intagli, in gran parte provenienti dall’ex Convento dei Cappuccini e databili fra XVI e XVII secolo. Opere eseguite da maestranze di tale abilità da essere chiamate anche da Luigi Vanvitelli per il cantiere della Reggia di Caserta.
Il nome forse più noto resta quello di Niccolò Ricciulli, autore di interventi di grande impatto visivo e valore artistico, come la sistemazione esterna della chiesa di Santa Maria della Serra a Montalto Uffugo.

“Bellissima scenografica facciata settecentesca tripartita, in calcare montaltese, in fastoso stile barocco ispano-partenopeo a fine decorazione, con maestosa scalinata e balaustra
(E. Barillaro, 1972)
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