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Sul magazine di Trenitalia i Parchi calabresi tra le mete di primavera

Sul magazine di Trenitalia i Parchi calabresi tra le mete di primavera

Pochi territori in Italia contemplano in uno spazio così contenuto una varietà di ambienti naturali come quello calabrese. Pini loricati contorti dal vento su versanti rocciosi oltre i duemila metri, foreste di abeti bianchi che coprono rilievi interi, fiumare come nastri d’argento tra il verde dell’Aspromonte, fondali marini dove crescono selve di Posidonia Oceanica. Paesaggi distanti tra loro per quota, clima e storia, eppure tutti contenuti nella stessa regione.

È questo patrimonio che il numero di marzo de La Freccia, il magazine di Trenitalia distribuito a bordo dei Frecciarossa e nei FRECCIALounge di tutta Italia, porta all’attenzione di milioni di viaggiatori. Il servizio, firmato da Francesca Ventre, descrive la punta dello Stivale come «il luogo in cui cercare una connessione con la natura, tra pini loricati e macchia mediterranea, nella speranza di scorgere una cicogna o veder nascere una tartaruga Caretta caretta». Un ritratto inatteso per chi riconosce una Calabria raccontata solo per i paesaggi estivi.

La rete tutelata dal marchio Calabria Parchi conta tre nazionali — Pollino, Sila e Aspromonte — ai quali si aggiungono otto parchi regionali, sei marini e due riserve naturali, per un sistema che il magazine definisce «un polmone verde che si estende dal mar Tirreno allo Ionio», patrimonio di una biodiversità che ha pochi eguali nel Mezzogiorno. Sul Pollino, che va oltre i 192mila ettari tra Calabria e Basilicata, il pino loricato cresce su versanti dove sbocciano orchidee selvatiche e genziane alpine tra fusti di castagno e faggete vetuste, l’aquila reale volteggia sulle cime e le gole del fiume Lao si fanno vivere anche con percorsi di rafting e canyoning. Nascosta più in profondità, la grotta del Romito conserva intatte incisioni rupestri di quattordicimila anni fa.

Spostandosi verso la Sila, il bosco copre l’ottanta per cento degli oltre 73mila ettari di superficie: qui crescono i Giganti di Fallistro, pini larici ultracentenari che raggiungono sei metri di circonferenza, e gli aceri montani superano i quaranta metri di altezza. Si può camminare lungo 600 chilometri di sentieri percorrendo i tratturi della transumanza, pedalare lungo la Ciclovia dei Parchi della Calabria o seguire itinerari in mountain bike e a cavallo.

Scendendo ancora verso sud, nell’Aspromonte di quasi 65mila ettari, dalle cime si guarda allo Stretto, alle sfumature tenui dei calanchi, alle fiumare secche in estate e impetuose d’inverno. Le cascate del Maesano e le Gole dell’Amendolea spingono verso le distese di bergamotto, e la Pietra Cappa — il più grande monolite d’Europa, in passato rifugio di eremiti — è uno dei simboli del Parco.

Nelle Serre vibonesi il bosco Archifòro di abeti bianchi e muschio come velluto verde è perfetto per lo Shinrin-yoku, i bagni di foresta, oppure per raggiungere la cascata del Marmarico, vicino a Bivongi, per ascoltarne lo scrosciare incessante.

Il viaggio, annota il reportage, «può avere anche un’identità spirituale». A San Giovanni in Fiore l’Abbazia florense di Gioacchino da Fiore è un esempio di architettura romanica nella sua forma più essenziale, e a Paola il convento di San Francesco affacciato sul Tirreno è tra i luoghi di fede più frequentati della regione.

A Serra San Bruno, invece, i certosini scelsero questi boschi per costruire la loro Certosa intorno al 1100, mentre la Cattolica di Stilo — la piccola chiesa bizantina con cupole di tegole rosse — conserva all’interno preziosi affreschi. Ancora un viaggio nel tempo, percorrendo la zona grecanica, a Bova, Roghudi e Gallicianò, dove si parla ancora la lingua di Omero.

Le due riserve naturali regionali sono il lago di Tarsia — zona speciale di conservazione della cicogna bianca, dove si incontrano i fenicotteri rosa e il rarissimo ululone appenninico — e la foce del fiume Crati, dove l’acqua dolce e quella salmastra si fondono tra canneti e stagni.

I sei parchi marini regionali contano 17mila ettari di fondali con distese rigogliose di Posidonia Oceanica, gorgonie e coralli. Davanti alla Riviera dei Cedri, le due uniche isole della regione Dino e Cirella, mentre sulla Costa dei Gelsomini la Caretta caretta torna ogni anno a deporre le uova, e chi è fortunato potrà assistere a quello che l’articolo descrive come un momento raro: «la schiusa delle uova e la corsa notturna dei piccolissimi che, appena nati, raggiungono le onde».

Per chi scorre queste pagine a bordo di un treno, magari diretto altrove, tutto è un invito a pensare a un nuovo itinerario. Ma non è tutto: il resto si può leggere su La Freccia di marzo, disponibile in formato digitale su FS Italiane e in copia cartacea sulle Frecce di Trenitalia.

(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it

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