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Sulle tracce di Cassiodoro: nuove evidenze dallo scavo di Villa Ceraso

Sulle tracce di Cassiodoro: nuove evidenze dallo scavo di Villa Ceraso

Cosa racconta, oggi, il Vivarium? A chiusura della seconda campagna di scavo a Villa Ceraso tra Squillace e Stalettì nell’estate del 2025, i lavori sul campo hanno definito meglio alcuni aspetti. Le indagini interessano un’area nota per la presenza di una villa romana, un insediamento rurale di dimensioni rilevanti non lontano dal Parco archeologico di Scolacium. Qui gli archeologi hanno scavato nel complesso termale, un sistema articolato che mostra più momenti di utilizzo e trasformazione.

A guidare le attività è il professor Gabriele Castiglia, che nei due video pubblicati sui canali social del Vivarium Project ha riportato il quadro dei risultati.

«Siamo arrivati alla fine di questa seconda campagna di scavo – spiega – e possiamo dire di trovarci all’interno di una grande villa romana, dunque un insediamento rurale di una certa importanza, di cui stiamo indagando una parte dell’impianto termale».

Le strutture messe in luce raccontano una storia lunga. La fase più antica riconosciuta risale al II secolo d.C.. «Quest’anno – racconta Castiglia – abbiamo intercettato una struttura monumentale riferibile proprio a questo primo momento». È un muro di oltre trenta metri che delimita una grande area rettangolare, oggi visibile solo in parte e la cui funzione è ancora in corso di interpretazione.

In un momento successivo, tra la fine del II e l’inizio del III secolo, il complesso si espande. A questa prima grande struttura vengono collegati gli ambienti riscaldati delle terme. «Ad oggi – precisa Castiglia – abbiamo individuato tre stanze interpretabili come calidaria, riconoscibili dalla presenza delle pile, delle suspensurae e dei numerosi tubuli rinvenuti durante lo scavo». Un elemento certo per la lettura dell’impianto è arrivato proprio nell’ultima campagna con l’individuazione del praefurnium, il forno che alimentava il sistema di riscaldamento delle vasche.

I materiali restituiti aiutano a collocare sulla linea del tempo le fasi successive. In una delle vasche è stato rinvenuto un piatto in terra sigillata africana, quasi integro e in corso di ricomposizione, che «possiamo datare con precisione al pieno IV secolo». Il reperto proviene da un cosiddetto livello di abbandono: «Questo dato – osserva Castiglia – suggerisce una defunzionalizzazione degli ambienti termali riscaldati proprio in quel periodo». Dallo stesso contesto provengono ceramiche da fuoco, mentre dai crolli delle strutture è stato recuperato un antoniniano di fine III secolo, una moneta attribuibile al periodo dell’imperatore Claudio il Gotico, e riferibile a una fase di piena vitalità del complesso.

Negli strati più superficiali dello scavo, sia nella campagna del 2024 sia in quella conclusa nell’estate del 2025, si registrano evidenze di spoliazione antica. «Abbiamo, ad esempio, all’interno di una vasca la traccia di una grande fossa, realizzata probabilmente nei secoli tardoantichi per riappropriarsi di materiale», spiega Castiglia. La fossa è interpretabile come uno scavo effettuato per recuperare una fistula plumbea, una conduttura idrica in piombo largamente utilizzata in età romana per la distribuzione dell’acqua da acquedotti e serbatoi verso edifici pubblici e complessi termali, come in questo caso.

Alla fase avanzata di abbandono e riutilizzo del sito appartiene anche un altro rinvenimento. In uno spazio – un tempo legato al funzionamento delle terme – ormai dismesso, è stata individuata una sepoltura di un subadulto, e una fibula in bronzo databile al VI secolo. «In questo momento – chiarisce Castiglia – la villa non vive più come tale, ma il luogo continua a essere frequentato, con riusi che arrivano fino a una destinazione funeraria».

Il riferimento al Vivarium riguarda il monastero fondato nel VI secolo da Cassiodoro, intellettuale e funzionario romano originario di questo territorio che, dopo una lunga carriera politica, scelse di ritirarsi in Calabria. Qui diede vita a una comunità monastica in cui lo studio e la trasmissione dei testi antichi diventavano parte integrante della vita religiosa.

Le fonti collocano il Vivarium nell’area di Squillace, senza indicarne con certezza l’esatta ubicazione. Le evidenze documentate a Villa Ceraso, comprese quelle databili al VI secolo, renderebbero il sito compatibile con il quadro storico noto, ma senza consentire, al momento, di mettere un punto definitivo.

Le attività di scavo rientrano nel progetto di ricerca promosso dall’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, con il supporto del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio.

Le foto che documentano le attività di scavo sono dell’Associazione Culturale Mistery Hunters.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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