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“Tea. Earl Grey. Hot.” Il comando spaziale che profuma di Calabria

“Tea. Earl Grey. Hot.” Il comando spaziale che profuma di Calabria

“Tea. Earl Grey. Hot.” Il comando del capitano Jean-Luc Picard al replicatore dell’Enterprise ha reso il tè al bergamotto un’icona pop universale. Eppure, dietro la tazza fumante ordinata in Star Trek si nasconde una storia che lega l’aristocrazia britannica alla Calabria molto prima della fantascienza.

Oltre che per l’aroma dell’Earl Grey, siamo abituati ad associare il bergamotto all’industria profumiera o alla cucina d’autore, ma la sua identità resta un enigma che parte dalla terra.

Un mistero botanico: il colore giallo e l’innesto

Nonostante la notorietà, il bergamotto (Citrus bergamia) rimane un rebus botanico. Esteticamente si colloca a metà strada tra l’arancia e il pompelmo, con una buccia sottile che, a maturazione, vira verso un giallo intenso. Anche questa ambiguità cromatica e morfologica ha alimentato nel tempo il dibattito scientifico: mutazione genetica del limone, dell’arancia amara o della limetta?

La risposta non è univoca. Se per alcuni botanici, come Risso e Poiteau, il bergamotto appartiene a una specie autonoma, per altri, tra cui Swingle, va classificato come sottospecie dell’arancio amaro. C’è poi il comportamento del seme: se ne pianti uno, non nascerà mai un bergamotto, ma un arancio selvatico. Solo in un secondo momento, attraverso l’innesto, la pianta “accetta” la natura del bergamotto. Nei fatti, è un frutto che non esiste in natura senza l’intervento e la cura dell’uomo.

Dalle tracce medievali al mito del “Moro”

Al di là delle leggende, il legame con la Calabria è documentato da tempo. Già nel XIV secolo si scrive del limon pusillus calaber, un agrume presente esclusivamente in quella sottile fascia di territorio compresa tra Villa San Giovanni e Gioiosa Ionica.

Anche l’uso gastronomico precede di molto l’età moderna: nel pieno Rinascimento, per esempio, alla corte di Cosimo I de’ Medici, Bernardo Buontalenti stupì gli ospiti con un sorbetto alla crema aromatizzato con bergamotto, limoni e arance.

Proprio l’unicità di questo frutto ha alimentato nei secoli una varietà di racconti sulla sua origine. C’è chi chiama in causa Cristoforo Colombo di ritorno dalle Antille e chi guarda alla Cina. Una cronaca suggestiva racconta invece di un “moro di Spagna” di nome Criolo (forse creolo) che avrebbe venduto un ramo di bergamotto per diciotto scudi ai signori Valentino di Reggio Calabria. Sarebbero stati loro, nel fondo in contrada Santa Caterina, a innestarlo su un arancio amaro, avviando la fortuna della moderna agrumicoltura reggina.

Secondo i dati del Consorzio di tutela del bergamotto, la messa a frutto dell’agrume in forma di risorsa agricola intensiva avvenne nel 1750. Il proprietario terriero Nicola Parisi realizzò il primo “bergamotteto” nel fondo della Rada dei Giunchi, un’area situata di fronte all’attuale Lido comunale Zerbi, nel centro di Reggio Calabria. L’esempio di Parisi fu seguito dalle numerose famiglie della zona dedite all’agrumicoltura. In breve tempo, l’intero territorio costiero della fascia reggina divenne una distesa agricola specializzata, rendendo esclusivo il legame con questo frutto.

L’incontro con Londra e la nascita dell’Earl Grey

La diffusione dell’Earl Grey in Inghilterra avvenne attorno al 1820 e deve il nome a Charles Grey, Primo Ministro britannico. Sulle origini del suo tè preferito circolano diverse versioni. Una, confermata dai documenti di Howick Hall – la residenza storica della famiglia nel Northumberland -, racconta che la ricetta fu studiata da un mandarino cinese appositamente per il Conte. L’uso del bergamotto serviva a bilanciare l’alto contenuto di calcare dell’acqua del pozzo di proprietà e correggeva il sapore di lime che ne derivava. Fu la moglie di Charles, Lady Grey, a trasformare l’infuso in un fenomeno sociale attraverso i propri ricevimenti politici a Londra.

Il successo della bevanda spinse la casa Twinings a iniziarne la commercializzazione su larga scala. Nonostante la diffusione mondiale, la famiglia Grey non registrò mai il marchio e rinunciò ai diritti economici sulla miscela che ancora oggi porta il loro nome. Accanto alla versione classica, nacque poi anche la variante Lady Grey, che arricchì il profilo aromatico del bergamotto con scorze e oli essenziali di limone e arancia.

Un’altra ricostruzione riguarda i commerci marittimi del tempo: una nave partita dall’India con tè nero avrebbe fatto scalo a Reggio Calabria per imbarcare olio essenziale di bergamotto. Durante la traversata, l’essenza stivata nella stessa cala avrebbe impregnato le foglie di tè. Un potenziale danno si sarebbe trasformato così in un successo travolgente e duraturo.

L’invenzione che cambiò tutto

A sostenere una domanda ormai globale dell’olio essenziale non bastava più la spremitura manuale della buccia, il cosiddetto metodo “a spugna”. A metà dell’Ottocento fu il reggino Nicola Barillà a ideare la prima macchina per l’estrazione dell’essenza, segnando una svolta decisiva che rese la Calabria il principale polo mondiale di produzione di olio essenziale di bergamotto.

Da tempo la scienza conferma ciò che la tradizione aveva già intuito. Il bergamotto, ricchissimo di polifenoli e naringina, contribuisce alla riduzione del colesterolo ed è un toccasana digestivo. Magari, con naturalezza, proprio dentro una tazza di tè. Che lo si ordini con la voce del capitano Picard o lo si sorseggi in un pomeriggio d’inverno, il bergamotto resta il testimone di una storia iniziata nei giardini di Reggio Calabria e arrivata nelle tazze di tutto il mondo.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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