Un modo di stare al mondo, il pino loricato totem del film di Papaleo

«Più che albero, direi un modo di stare al mondo». In questa frase c’è la poetica di tutto Il bene comune, la nuova commedia di Rocco Papaleo, nelle sale dal 12 marzo. Un albero di 1250 anni – il pino loricato – ancorato alla roccia, immarcescibile, che il regista rende metafora e proposta di una linea esistenziale fatta di resilienza e adattamento. Un legame con la terra che Papaleo ha già esplorato in Basilicata coast to coast e che ne Il bene comune si fa ancora più diretto, con il paesaggio del Pollino, reso dalla fotografia di Diego Indraccolo, come vero interlocutore emotivo del racconto.


Il pino loricato del Pollino, in uno dei paesaggi più aspri dell’Appennino meridionale, è il punto di arrivo e il fulcro simbolico del film. Specie rarissima, presente solo in quest’area e nei Balcani, simbolo di resistenza e adattamento in una terra all’apparenza inospitale, è la meta di un viaggio tanto fisico quanto interiore. A intraprenderlo sono Biagio, guida escursionistica interpretata dallo stesso Papaleo, e Raffaella, un’attrice in difficoltà portata in scena da Vanessa Scalera, che decidono di condurre quattro detenute alla ricerca di quell’albero sul massiccio del Pollino. A bordo di uno scuolabus del Comune di Lauria, in Basilicata, il gruppo si muove verso un bosco forte e magnifico, nel paesaggio che entra in dialogo con il racconto in cui i toni leggeri bilanciano i momenti di introspezione.


Le quattro donne compongono un piccolo universo umano fatto di storie fragili e tenaci, proprio come l’albero che cercano. Samanta, interpretata da Claudia Pandolfi, ha scelto il crimine per salvare se stessa e suo figlio dalla violenza. Gudrun (Teresa Saponangelo), è un’infermiera napoletana finita in carcere per una rapina tentata dalla disperazione. Fiammetta, al suo esordio come attrice la cantautrice Livia Ferri, era una promessa della musica indipendente che ha dato fuoco alla sua casa dopo un tradimento e ha smesso di cantare. Anny (Rosanna Sparapano), è un’ingegnera informatica diventata hacker ambientalista. Nel cast anche Andrea Fuorto. Il viaggio verso il pino loricato diventa per tutte l’occasione di un ascolto reciproco, di relazioni autentiche che nascono proprio nelle situazioni più fragili. La natura del Pollino fa da specchio a un cammino emotivo in cui il condividere esperienze e storie personali si contrappone all’individualismo e apre a una consapevolezza nuova.


Le riprese, svolte in sei settimane, hanno toccato alcune delle aree più suggestive del Pollino. Sul versante lucano il punto di partenza è Lauria, con una tappa a Terranova di Pollino. In Calabria ha toccato Campotenese, nel territorio di Morano Calabro, dove la grande “Catasta” di tronchi che ospita il centro visite del Parco Nazionale segna l’ingresso nel bosco.


Il gruppo raggiunge poi Civita, dove il ponte del diavolo sovrasta le gole del Raganello, e prosegue verso Castrovillari e poi nel territorio montano di Saracena, tra i Piani di Masistro e Novacco. Le riprese si sono chiuse a Diamante e tra i Ruderi di Cirella, sulla costa tirrenica cosentina.


Il bene comune è scritto da Papaleo con Valter Lupo, già cosceneggiatori di Scordato (2023), Onda su onda (2016) e Basilicata coast to coast (2010). La scenografia è di Sonia Peng, i costumi di Sara Fanelli, il montaggio di Mirko Platania e le musiche di Michele Braga. Il film è prodotto da Picomedia, Less is More Produzioni e PiperFilm, in collaborazione con Netflix, a valere sul Bando Sviluppo della Calabria Film Commission.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)


