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Vertigo, al Teatro Rendano la voce del cuore battente del Mediterraneo

Vertigo, al Teatro Rendano la voce del cuore battente del Mediterraneo

Strumenti antichi, lingue del passato ancora vive, il codice del corpo, la forza della parola, anzi della poesia, insieme alla sezione archi e percussioni d’orchestra. E un Maestro direttore entusiasta e visionario, fuori dagli schemi. Al Teatro Alfonso Rendano di Cosenza la scena del concerto di capodanno del 1° gennaio si è riempita di suoni che hanno superato la tradizione sinfonica per realizzare un rito collettivo. Vertigo: Il Sud è magia, la produzione scritta e diretta da Francesco Perri, ha occupato il teatro in due repliche consecutive da sold out. L’Orchestra Sinfonica Brutia ha agito da perno del sistema in cui il patrimonio della Calabria e del Mezzogiorno è stato smontato e ricomposto attraverso l’audio spaziale Dolby Atmos, una tecnologia acustica inedita per questo palcoscenico.

Il suono tridimensionale ha permesso al timbro caldo e dolce del duduk di Gabriele Albanese e alle vibrazioni della chitarra battente di Alessandro Santacaterina di abitare fisicamente la platea, facendo nuotare le note tra le poltrone di velluto. Grande la fisicità di Daniel Cundari, la cui poesia non è stata declamazione ma incarnazione di storie che riannodano il filo del passato, nel movimento del corpo che ha dato sostanza alle parole. Accanto a lui, le voci di Carlotta Costabile, Aurora Elia e Claudia Ferrari hanno svelato le vie percorse dalle lingue del Mediterraneo, mentre il violino solista di Pasquale Allegretti Gravina ha evocato insieme alla chitarra e alla voce del polistrumentista Roberto Bozzo suoni e parole d’altri mondi.

Francesco Perri, pur solido interprete del repertorio classico, ha scelto da quattro anni di sottrarre l’appuntamento di Capodanno alla convenzione del concerto di rito. La sua ricerca si muove verso la costruzione di architetture sonore sempre diverse, spinte da un rigore metodologico che fa dell’entusiasmo per il mestiere della musica una proposta culturale mai identica alla precedente. Questa attitudine alla sperimentazione ha generato una risposta corale del pubblico, che partecipa ai concerti come parte di una scoperta collettiva.

Suoni della memoria, di quelli che arrivano in lontananza da una strada di paese per esplodere nel fragore della festa. È la coralità dei tummarini di Tessano, del battito dei loro tamburi. Le coreografie di Tania De Cicco, eseguite con Rosa Aquila, e la danza dei pizzicanti Loredana Brogni ed Enzo Santacroce, hanno rotto la separazione tra palco e pubblico. I ballerini sono scesi in platea, coinvolgendo direttamente chi sedeva in sala, fino all’ingresso del cavalluccio. Il fantoccio danzante, elemento della tradizione festiva calabrese, si è mosso tra le persone come atto apotropaico e propiziatorio, riportando il teatro alla dimensione della piazza.

Nelle intenzioni del Maestro Perri c’è il richiamo e l’omaggio alla lezione di Roberto De Simone ed Ernesto De Martino – pionieri nella riscoperta del patrimonio culturale meridionale – che ha definito lo spettacolo quasi come un momento di indagine antropologica. «L’idea era quella di recuperare voci e suoni originali della Calabria e delle altre regioni del Mezzogiorno – spiega il direttore artistico della Brutia – e innescare nel pubblico una profonda sensazione di meraviglia, creando un’esperienza totalmente immersiva tra musica, danza e poesia, ispirata ai riti magici, ai miti e alla cultura del Mediterraneo e del Sud Italia».

Nelle parole di Perri, anche il senso civile dello spettacolo: «Vertigo è un inno alla memoria. Troppo spesso dimentichiamo le nostre radici, delle quali invece questa Orchestra ha fatto la sua cifra stilistica. Come persone e come musicisti non abbiamo soltanto scelto di restare nella nostra terra ma, con passione e motivazione, siamo impegnati ogni giorno ad affermare quella memoria e quel passato dal quale discende il nostro presente».

Vertigo è la vertigine, forte, ancestrale, la meraviglia in cui il suono sinfonico e quello popolare si sono fusi in ogni sfumatura possibile, aprendo le infinite strade della memoria di ciascuno.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

Foto di Aldo Torchia

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