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La «forte identità» dei vini reggini. «Lasciamo che il mondo la conosca»

La «forte identità» dei vini reggini. «Lasciamo che il mondo la conosca»

A Palazzo Corrado Alvaro, sede della città metropolitana, c’è profumo di baccalà fritto e rumore di bicchieri: è tutto pronto per “Vini reggini – Il Mediterraneo del vino calabrese”, ovvero una giornata insieme al Consorzio Terre di Reggio Calabria.

Il 6 marzo, addetti ai lavori e wine lovers hanno fatto un viaggio in Calabria seduti a tavola con un Cicerone d’eccezione, Mattia Antonio Cianca, Best Sommelier of Australia 2017 e Miglior Sommelier d’Italia 2019, tanto per dirne qualcuna. Originario di Roma, cittadino del mondo, non dice no a chiacchiere e selfie, nemmeno se rischia di perdere il treno. Cianca ha guidato la degustazione senza salire in cattedra ma cercando, calice dopo calice, un confronto con chi il vino calabrese lo conosce, lo beve e lo vende per capire se ci ha visto lungo o se ha preso un abbaglio.

IMG 9513 scaled e1678180754588 - Meraviglie di Calabria - 2

“Non esiste giusto o sbagliato quando si parla di vino”, ha spiegato, perché la degustazione è un fatto intimo e percettivo: esiste solo quello che proviamo quando ci mettiamo di fronte ad un bicchiere pieno. Si è presentato come uno “straniero” Mattia, un pensiero super partes: non è del luogo e quindi non è emotivamente legato ai prodotti di questa terra. Eppure si è innamorato, nonostante lo sguardo distante. Delle vigne che guardano il mare, dei terrazzamenti eroici, degli osti che ti raccontano la vita mentre stappano una bottiglia, della cima dell’Etna innevata che si vede dall’autostrada rotolando verso Sud. Ha spiegato la Calabria ai calabresi come chi ha appena fatto una scoperta e non vede l’ora di dirtela: “Non potete credere quanto è bella”. Potenzialità è la parola che ripete più spesso quando si tratta di enologia locale. “Non è semplice generalizzare sulla Calabria – dice – tanta è la ricchezza di territorio, microclimi e altitudini da Nord a Sud: un posto dove si può sciare mentre guardi il mare è decisamente unico”. Sono mondi e ciascuno ha un carattere: “Se dovessi muovere una critica, da tecnico direi che non c’è bisogno di mascherare i vini producendoli come si fa in tutto il resto del mondo, rendendoli un po’ piacioni: c’è una forte identità, lasciamo che il mondo la conosca”.

Ad aprire le danze i saluti di Vincenzo Vozzo, presidente del Consorzio, e Antonino Tramontana dell’Azienda Vinicola Tramontana e Presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria. Poi è andata in scena la degustazione ed è stata una narrazione dal bianco secco al dolce passando attraverso rossi rubino e granato. L’interpretazione del territorio di Cianca ha acceso i sensi sulle varietà delle Terre di Reggio Calabria: Zibibbo, Mantonico, Nocera, Nerello Cappuccio, Greco Nero e Greco di Bianco i nostri compagni di viaggio, ciascuno con un bagaglio di profumi e una storia millenaria. Il dibattito si è acceso sul Greco di Bianco, una perla che fa parlare di Calabria in tutto il mondo: si chiama Greco ma è Malvasia delle Lipari ed è “di Bianco”, non “Bianco”, che è un’altra cosa. Confusione e complessità sono due costanti per Cianca quando descrive i nostri vini perché i disciplinari spesso non aiutano e neppure i sinonimi. Ma la complessità non è un limite, anzi: è il racconto delle tante sfumature che definiscono un territorio.

Le stesse che tracciano il profilo delle aziende vinicole del Consorzio unite a preservare l’identità del territorio all’insegna di tipicità, forza e qualità. Imperativi che finiscono dritti nei calici che i wine addict hanno potuto degustare anche durante il pranzo insieme a prodotti locali. Fuori, intanto, qualche goccia di pioggia mentre Palazzo Corrado Alvaro scriveva una pagina in più delle Terre di Reggio Calabria. Non è certo l’ultima, e su questo non ci piove!

di Rachele Grandinetti

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