A Nicotera torna il Festival dell’Ospitalità
Mentre si chiude l’estate e si torna a parlare di spopolamento ed aree interne, e di chi resta nei paesi del Sud Italia, il Festival dell’Ospitalità arriva alla sua XI edizione con un titolo e una domanda: Controtempo, chi decide davvero il ritmo con cui un territorio cambia? Un interrogativo affrontato attraverso un evento interamente co-progettato con la comunità di Nicotera.
Il turismo corre: produce numeri, contenuti, presenze, recensioni, stagioni sempre più lunghe. I luoghi, però, hanno un altro passo. Hanno bisogno di essere abitati prima ancora che promossi, ascoltati prima ancora che comunicati, custoditi prima ancora che trasformati in prodotto. Da questa distanza tra due velocità nasce l’edizione 2026 del Festival dell’Ospitalità, in programma a Nicotera (Vibo Valentia) dal 10 al 13 settembre 2026, organizzata da Progetti Ospitali APS.

Si apre giovedì 10 settembre a Casa Comerci con la proiezione del cortometraggio “Vivo al Sud. Nicotera: persone, turismo, ospitalità” (regia e autrice Maria Pia Tucci, riprese e montaggio Salvatore Insana) e un confronto sullo spopolamento delle aree interne, in collaborazione con Fondazione Con il Sud. Ne discutono Fabrizio Minnella, responsabile comunicazione della Fondazione, Gianluca Gallo, assessore Regione Calabria all’Agricoltura, Aree Interne e Minoranze Linguistiche, e Giorgio Ruggeri del progetto Santi Paduli, che nel Salento sta trasformando lo spopolamento agricolo in una rete di cooperative. Modera Anna Prenestini, dirigente del settore Aree interne della Regione Calabria.
Da venerdì 11 a domenica 13, il Festival dell’Ospitalità — a ingresso gratuito per tutti i talk e i laboratori — sviluppa la stessa domanda su terreni diversi. Il palinsesto del sabato si concentra su tecnologia, comunità e artigianato: il Duo Talk “AI: restare umani mentre tutto accelera”, con Fabio Pasqualetti dell’Università Pontificia Salesiana e Michele Kettmajer (autore de La Coscienza delegata), mette in dialogo l’automazione dei processi di accoglienza con il capitale umano, richiamando l’enciclica Magnifica Humanitas. In “A chi appartiene il futuro di un posto”, Luca Martinelli (Cooperativa di Comunità Fermenti Leontine) e Giovanni Pizzochero (Avanzi) discutono se un territorio cambi per decisione di chi lo abita, governa o finanzia, mentre “Il sapere che non si scala”, con Rita Bilotti (Serra Giumenta) e Coro Ortiz (MH Consulting), esplora i saperi artigianali che rifiutano la logica della produzione in serie. La domenica, il ritmo del Festival dell’Ospitalità si sposta sulla terra e le filiere con “Salvare un seme, nutrire un’economia”: Marcello Manti (Osteria del Tipico Calabrese) e Salvatore Ciociola (responsabile nazionale Presidi Slow Food Italia) affrontano una delle tensioni più attuali del mercato agricolo, ovvero il difficile equilibrio tra l’urgenza di custodire la biodiversità locale e la necessità di renderla economicamente sostenibile per chi la produce.

Accanto ai talk, due laboratori. Il GAL Terre Vibonesi apre in pubblico la fase di co-progettazione dei disciplinari del Marchio Territoriale di Qualità, registrato dal Ministero del Made in Italy, discutendo insieme ai produttori che vivono e rappresentano quotidianamente la filiera del settore agroalimentare. Stefano Ravelli, Destination Manager e presidente dell’Italy Working Alliance for GSTC, guida un laboratorio per chi ha responsabilità di governance territoriale (GAL, DMO, amministratori pubblici), da cui ogni partecipante esce con una scheda personalizzata sulla sostenibilità della propria destinazione. Venerdì mattina trova spazio anche Innovation Bridge, un incontro tra imprese e startup travel-tech, e la sessione formativa “Controtempo Digitale: riprendersi il proprio ritmo nell’era della connessione permanente”, guidata da Tommaso Castelli di Untracked Italy.
Il programma include momenti esperienziali radicati nel territorio: “Cartalana”, laboratorio di filatura della carta guidato da Marcella Stilo, e “Orizzonti Lenti: il Gozzo degli Dei”, navigazione tradizionale lungo la Costa degli Dei con un pescatore locale. Venerdì sera “Gusto Ospitale” trasforma la piazza in un contest di cucina mediterranea comunitaria a partire dai grani antichi dell’Aspromonte, in collaborazione con Domenico Luci e Slow Food Calabria.

«Oggi il mercato turistico ci chiede di essere veloci, performanti e pronti al consumo, mentre i nostri paesi si spopolano e avrebbero bisogno di tempi medio-lunghi per essere curati e abitati, prima ancora che promossi» — spiega Francesco Biacca, tra i fondatori e Project Manager del Festival dell’Ospitalità. «Andare “controtempo” non significa rifiutare lo sviluppo, vuol dire smettere di subire un ritmo estrattivo imposto dall’esterno. A Nicotera non offriamo l’ennesima vetrina perfetta del paese del Sud, quanto piuttosto un laboratorio reale di sperimentazione continua. L’ospitalità è per noi una pratica di armonia, serve anche a riprendere il controllo sul tempo dei nostri territori, per evitare che l’industria consumi definitivamente le comunità che dovrebbe rigenerare».
Il vero cuore pulsante del Festival dell’Ospitalità coincide con la sua chiusura. Domenica 13 settembre, Piazza dell’Immacolata ospita il Pranzo della Domenica, il rito con cui la comunità di Nicotera, co-autrice dell’intero evento, ringrazia chi ha abitato temporaneamente il paese. Una quarantina di famiglie locali cucina per tutti gli ospiti dei tre giorni, portando in piazza esclusivamente prodotti stagionali a filiera corta. È una tavolata che unisce chi arriva e chi resta, un’operazione rigorosa di sostenibilità e lotta allo spreco alimentare: tutto il cibo in eccedenza non viene disperso, ma recuperato e devoluto alla Protezione Civile e alla Caritas locale.
Tutte le attività sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria per i posti limitati. Programma completo su www.festivaldellospitalita.it/programma-2026.