A Roma la grande mostra sull’artista di Rizziconi Saverio Ungheri
Erano gli anni in cui attorno ai tavoli dell’antico Caffè Canova e del vicino Caffè Rosati a Piazza del Popolo, si incrociavano le traiettorie e i destini dei più grandi sperimentatori d’arte della fine degli anni ’50. È qui che uno dei figli di Rizziconi (RC), nel circuito di quegli artisti, firmò insieme a Sante Monachesi, Claudio Del Sole, Sandro Trotti e lo scultore Grazioso David, il manifesto dell’Astralismo che indicava una strada diversa per l’arte, che fosse proiettata verso la “nuova energia cosmica”, nell’anno in cui – era il 1959 – con la sonda sovietica Luna 2 che aveva toccato per la prima volta la superficie lunare, l’umanità stava realmente dilatando i suoi confini oltre la Terra. Questo, solo un piccolissimo frammento della lunghissima e intensa storia di Saverio Ungheri, sbocciata artisticamente nella Capitale ma nata, in realtà , proprio in Calabria, a Rizziconi dove nacque nel 1926 e trascorse i primi vent’anni di vita.

Ora, a cento anni dalla sua nascita, si inaugura a Roma la grande mostra “SAVERIO UNGHERI. 100 Anni di futuro” a cura di Andrea Romoli Barberini. Dall’11 settembre all’11 ottobre 2026, l’esposizione sarà nel Padiglione 9b del Mattatoio, in Piazza Orazio Giustiniani nel rione Testaccio, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti.

Con sessantacinque opere tra dipinti e sculture e divisa in otto sezioni in successione cronologica, la mostra documenta le varie fasi di ricerca di Saverio Ungheri, dagli esordi all’Arte bionika, senza escludere alcuni progetti su commissione di arte sacra, e l’attività di animatore culturale condotta sin dagli anni Settanta, prima nello studio di Via Nomentana a Roma e, successivamente, in quello di Salita del grillo (studio denominato “Polmone Pulsante”).
Saverio Ungheri si era stabilito a Roma alla fine del 1947, mentre il dibattito artistico si incentrava su istanze di allineamento con l’avanguardia europea. Qui, conseguito il diploma al liceo artistico, si iscrive al corso di Scenografia tenuto da Sante Monachesi all’Accademia di Belle Arti.

Un contatto amicale, questo con il maestro futurista, che sommato alle suggestioni mutuate anche da realtà lontane dalla capitale (lo Spazialismo a Milano), e da alcune figure della scena romana – quali Giulio Turcato, Alberto Burri, Ettore Colla – favorì quell’approccio sperimentale che sostanzia la parte più significativa dell’esperienza di Ungheri, dalla fine degli anni Cinquanta sino alla sua scomparsa nel 2013.



Dal 1959 infatti l’artista calabrese è tra i firmatari, con Monachesi e altri, del manifesto di fondazione dell’Astralismo avviando il filone di indagine più autenticamente personale: filone che sancirà anche il passaggio dalla bidimensionalità del quadro a una tridimensionalità scultorea connotata da un’ironia vagamente macabra e inquietante.

Risultato, quest’ultimo, ottenuto dall’assemblaggio di oggetti della quotidianità , cui andranno a sommarsi parti sagomate in gommapiuma, a imitazione di animali, creature fantastiche e organi anatomici, non di rado inseriti all’interno di conchiglie, pissidi sacre, elmetti, animati da motorini elettrici. Queste opere, che documentano il contributo più originale dell’attività di Ungheri – che includeva anche opere su commissione di arte sacra – si possono cautamente collocare nell’eterogeneo macrocontesto internazionale delle sperimentazioni cinetiche.
La sua visione, tuttavia, si differenziava profondamente dalla coeva Arte cinetica e Programmata che si andavano affermando tra Europa e continente Nordamericano, frutto di pura progettualità che ambiva alla serialità , alla democratizzazione dell’opera e al ridimensionamento della figura dell’artista. «Quello proposto da Ungheri, infatti, è stato un cinetismo ‘caldo’, a suo modo profetico e funzionale all’idea di vitalità espressa dal movimento delle sue creazioni che, in modo romanticamente delirante, ambiva non già all’azzeramento dell’artista demiurgo ma alla sua sostanziale esaltazione», dichiara Andrea Romoli Barberini.
La mostra è realizzata da Azienda Speciale Palaexpo e nasce da un’idea di Ivana Della Portella, Vicepresidente Azienda Speciale Palaexpo con delega al Mattatoio di Roma.
L’ingresso è gratuito. Dettagli su www.mattatoioroma.it
(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it
Le fotografie di Andrea Nemiz e Marco Serri delle opere di Saverio Ungheri a corredo di questo articolo sono tratte dall’archivio digitale dedicato all’artista (polmonepulsante.it) e sono pubblicate esclusivamente a scopo informativo, culturale e di cronaca giornalistica per promuovere la mostra “Saverio Ungheri. 100 anni di futuro”.