Amaro 0968, la ricetta dimenticata

Da amara terra a terra di amari. Perché nonostante tutto, lo stendardo delle eccellenze vola sempre più in alto. Siamo l’Enotria, culla del vino, e questo si sa. La novità è che oggi, quando dici Calabria, dai voce ad un nuovo racconto assemblato in liquorificio. Il nuovo capitolo è stato scritto da Amaro 0968, ovvero Luigi Strangis e Natale Villano, amici lametini che nell’estate 2021 si sono stretti la mano e deciso di dare forma ad un progetto. Agente di commercio Luigi e ristoratore Natale, hanno messo la loro esperienza professionale al servizio di un regalo di famiglia. Hanno giocato ad armi pari, insomma: Luigi ci ha messo le erbe – 14 per l’esattezza – e Natale l’infuso.
AMARO 0968: LA RICETTA DIMENTICATA
Ma andiamo con ordine perché il primo tempo della storia, in realtà, è stato girato nel secolo scorso quando i nonni materni di Luigi, a fine anni Sessanta, decidono di trasferirsi da Lamezia (Cz) a Viterbo per raggiungere il fratello del nonno che aveva trovato lavoro lì. Non sono andati in cerca di fortuna: nonna Maria e nonno Benito l’hanno costruita con le loro mani acquistando un bar che avrebbero gestito insieme.

Quando il nonno scompare, nonna Maria non si perde d’animo tirando fuori tutto lo spirito calabrese e imprenditoriale che è in lei, così ricerca, sperimenta e crea la ricetta di un nuovo amaro che farà produrre ad un liquorificio toscano: “L’amaro della vedova bionda”, con ritratto in etichetta, fu un successo nel suo bar e in tutta la regione. Si sa che nelle famiglie certi tratti ereditari saltano una generazione: c’è chi eredita il colore degli occhi dei nonni e chi la passione per le erbe. È stato così per Luigi, cresciuto ammirando l’unica bottiglia che conservano dell’amaro della nonna. «La apriremo quando si sposerà uno dei nostri figli» aveva deciso la mamma di Luigi. Invece è ancora lì, intatta, da ammirare come un’opera in un museo e lasciarsi ispirare. Luigi ha pochi ricordi da bambino di nonna Maria, ma le persone che amiamo possono rivivere nel ricordo e nelle cose che facciamo. È per questo motivo che Strangis si è messo in contatto con il liquorificio che negli anni Settanta produsse L’amaro della vedova bionda. Dall’altro capo del telefono un giovane, nipote del proprietario dell’epoca. Il papà e il nonno non ci sono più e lui non ha memoria di questo prodotto. Eppure, qualche giorno più tardi, il telefono di Luigi squilla: «L’ho trovata! La ricetta di tua nonna è ancora qui, l’abbiamo conservata».
DALL’AMMAZZACAFFÈ ALLA MIXOLOGY
Così ha potuto degustarne alcuni campioni: «Un gusto troppo industriale, c’era dentro qualcosa di già sentito», dice Luigi. Per questo motivo ha selezionato soltanto alcune delle erbe calabresi usate dalla nonna finite poi nell’infuso di Natale. La bottiglia di Amaro 0968 riporta in etichetta “dal 1916” perché è proprio allora che i Villano misero a punto questa sorta di tisana digestiva poi tramandata di generazione in generazione. Luigi e Natale hanno creato la ricetta e con le loro idee si sono presentati al “Liquorificio Artigianale Gentile” di Carlopoli (Cz) che adesso produce la nuova perla calabrese. Colore intenso, Amaro 0968 è amaro di nome ma non troppo di fatto: «Abbiamo messo a punto un sorso beverino ma che lasciasse in bocca un finale più amaricante di chiodi di garofano, finocchietto e anice stellato». Servizio ideale? «Io lo gradisco a temperatura ambiente – dice Luigi -, nel bicchiere largo e con un cubetto grande di ghiaccio. È così che esprime al meglio tutti i sentori». Ma per gli amanti delle temperature ice buone notizie: è godibile pure da freezer, come tanti liquori. Non solo. Perché Amaro 0968 è anche protagonista di sperimentazioni sul piano mixology, un modo in più per attirare i palati di nuova generazione forse meno avvezzi ad un sorso d’amaro a fine pasto. Strangis suggerisce un esperimento: «Un cocktail che si prepara come un Negroni ma con un gin al mirtillo al posto del classico gin e 2 cl di Amaro 0968». Bere per credere!
UN RACCONTO FEDELE AL TERRITORIO
La prima bottiglia è stata prodotta il 18 dicembre 2021, un bellissimo regalo di Natale e non solo per Villano! La risposta è stata ben oltre le aspettative: «Sinceramente – ammette Luigi – siamo rimasti un po’ spiazzati sul lato produzione. È stata una bella sorpresa». Le richieste, infatti, arrivano anche da Canada, Australia, Germania. Ma per ora i due soci restano con i piedi per terra per rimanere fedeli: «crescere» e rischiare di modificare la ricetta per mancanza di materie prime non è nei loro progetti, perché 0968 si è… prefisso (non solo telefonico di Lamezia!), innanzitutto, di raccontare profumi e ricordi.
C’è tanta Calabria in bottiglia, ma non solo per le erbe coltivate e selezionate nella nostra regione. C’è un richiamo alla terra che, forse, era scritto nel destino. La mamma di Luigi, infatti, negli anni Ottanta si innamora di un giovane lametino durante un’estate “giù”. Così, lascia Viterbo e fa un biglietto di sola andata, che in realtà è un ritorno alle origini. Le stesse che Luigi ha riportato alla luce insieme alla ricetta dimenticata dell’amaro di nonna Maria. È un passato che torna con un messaggio in bottiglia. È l’amore della famiglia che, in fondo, torna sempre e rende tutto meno amaro!
di Rachele Grandinetti