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Benvenuti al Sud, i Giganti della Sila scelti da 60 specie di uccelli

Benvenuti al Sud, i Giganti della Sila scelti da 60 specie di uccelli

Pesa meno di dieci grammi e viene a nidificare tra i pini larici centenari della Sila, a farsi proteggere dai Giganti, al limite più meridionale del continente europeo. Si chiama Regolo, è lungo quanto il pollice di una mano e il suo canto sottile e acuto, quasi metallico, arriva dal fitto del magnifico bosco.

La sua presenza è documentata per la prima volta, confermata da uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Gli Uccelli d’Italia, che ha attestato la presenza di sessanta specie di uccelli in periodo riproduttivo in un bosco di appena cinque ettari — la Riserva Naturale Guidata Biogenetica dei Giganti della Sila e la Zona Speciale di Conservazione “Bosco di Fallistro”.

È la prima indagine pluriennale mai condotta sull’ornitofauna nidificante in questa riserva, e la prima del genere su scala nazionale in un bene gestito dal FAI. Lo studio apre lo “Speciale Sila”, l’inserto monografico dedicato all’altipiano calabrese che compone il numero 50 della rivista Gli Uccelli d’Italia, organo editoriale della Società Ornitologica Italiana, un numero che raccoglie dieci contributi scientifici sulla Sila e al quale questo lavoro offre il primo capitolo. A firmarlo sono Gianluca Congi, del Gruppo Locale di Conservazione 121 “Sila” della LIPU, e Tommaso Talerico, referente FAI per la riserva.

Per tre stagioni riproduttive consecutive, dal 2023 al 2025, i ricercatori hanno percorso nelle prime ore del mattino i sentieri del Bosco di Fallistro e le aree agricole e pascolive circostanti, tra le cinque e le dodici, con cielo sereno e in assenza di vento, nell’ambito del protocollo d’intesa 2023/2025 tra FAI, LIPU e Ente Parco Nazionale della Sila. Registravano ogni segnale di presenza degli uccelli — il canto territoriale, i comportamenti di corteggiamento, il trasporto di materiale per il nido, l’imbeccata ai pulcini — su una superficie complessiva di circa 23 ettari, che include la riserva biogenetica, l’annessa Zona Speciale di Conservazione e gli spazi aperti immediatamente contigui.

Il risultato è una comunità ornitica di densità inattesa. Delle sessanta specie rilevate in periodo riproduttivo, cinquantuno risultano nidificanti certe, accertate attraverso prove dirette: nidi con uova o pulcini, trasporto di imbeccata, sacche fecali. Ventiquattro di queste sessanta specie, il quaranta per cento del totale, rientrano nelle categorie di interesse comunitario e conservazionistico. Sei sono elencate nell’Allegato I della Direttiva europea “Uccelli”, otto sono indicate tra le specie europee di interesse conservazionistico secondo la classificazione SPEC e dieci sono presenti nella Lista Rossa IUCN degli uccelli nidificanti in Italia in categorie di vulnerabilità o pericolo. Per una riserva di questa dimensione nel contesto dell’Appennino meridionale, si tratta di un dato difficile da eguagliare.

E la chiave di questo patrimonio sta proprio negli alberi. I pini larici e gli aceri montani del Bosco di Fallistro furono piantati dai Baroni Mollo tra il 1620 e il 1650 a 1.420 metri di quota. I tronchi più antichi hanno oggi un’età stimata tra i 350 e i 400 anni, si alzano fino a 45 metri e raggiungono alla base diametri compresi tra 130 e 190 centimetri. Sono inseriti nell’elenco degli Alberi Monumentali d’Italia e, dal 2016, il FAI gestisce la riserva in regime di stretta naturalità: il solo intervento regolare riguarda la manutenzione dell’unico sentiero esistente. Le piante morte restano in piedi o cadono al suolo senza essere rimosse. Questa abbondanza di legno morto e di tronchi segnati da cavità profonde costituisce un habitat che le foreste giovani, sottoposte a gestione ordinaria, non possono offrire.

Tra le specie che dipendono da queste condizioni, lo studio indica come più significative la Balia dal collare e il Picchio nero, entrambe di interesse comunitario e nidificanti certe nel sito. La Balia dal collare ha scelto per il suo nido una pianta morta di Pino laricio calabrese, ricca di cavità, in un settore di pineta pura a circa trenta metri dal sentiero principale della riserva. Il Picchio nero — il più grande dei picchi europei, con un’apertura alare che arriva a 49 centimetri — ha scavato il suo nido a sei metri di altezza su un Faggio di alto fusto in perfetto stato vegetativo, anch’esso a poche decine di metri dal percorso accessibile al pubblico. Nell’ultima stagione riproduttiva la coppia ha involato con successo due giovani.

Il dato sul Picchio nero acquista peso se lo si legge in un quadro più ampio. Insieme al Lucherino e al Regolo, questa specie nidifica tra i Giganti della Sila al limite meridionale del proprio areale riproduttivo europeo. Sui rilievi calabresi queste tre specie vivono separate dai principali centri di diffusione dell’Europa settentrionale e centrale, con popolazioni isolate che rappresentano l’avamposto più a sud del continente per la riproduzione. La loro presenza in questo bosco attribuisce alla riserva un valore biogeografico che va al di là del Parco Nazionale della Sila e riguarda la distribuzione della fauna ornitica europea nel suo insieme.

Lo studio ha indagato per la prima volta anche gli spazi aperti immediatamente adiacenti al bosco, le cosiddette buffer zones: circa diciassette ettari di campi coltivati a patate e ortaggi, pascoli, incolti dominati dalla ginestra e nuclei di Pino laricio calabro ai margini delle aree agricole. Qui nidificano l’Averla piccola, presente con almeno tre coppie riproduttive, e la Tottavilla, con almeno quattro. Entrambe sono specie di interesse comunitario elencate nell’Allegato I della Direttiva “Uccelli” e la loro presenza in queste aree agricole confinanti con il bosco suggerisce agli autori la necessità di valutarne l’istituzione ufficiale come zone cuscinetto con misure specifiche di tutela.

C’è un elemento che la ricerca porta in primo piano e che merita attenzione. La Riserva dei Giganti della Sila è uno dei siti naturali più visitati della Calabria. Nel 2024 ha infatti registrato quasi 40.000 accessi, con gli afflussi più intensi concentrati proprio nel periodo primaverile ed estivo, quando gli uccelli nidificano. La Balia dal collare e il Picchio nero hanno portato avanti con successo la propria riproduzione con i nidi visibili da punti del sentiero ritenuti sicuri dagli autori della ricerca. La coesistenza tra un flusso turistico di questa entità e una comunità ornitica ricca di specie rare non è scontata. Dipende dall’assenza di interventi invasivi, dalla qualità della gestione e dalla struttura fisica del bosco, che offre rifugio in settori non accessibili al pubblico anche quando le coppie nidificano a poche decine di metri dal percorso.

I 1.230 dati raccolti nel database del progetto danno per la prima volta un’immagine completa dell’avifauna nidificante dei Giganti della Sila nel periodo della riproduzione. Prima di questo studio, condotto nell’ambito di una collaborazione tra FAI e LIPU che ha prodotto anche due eventi nazionali nell’ambito delle Camminate per la biodiversità, nessuna ricerca ornitologica approfondita era mai stata realizzata in questo sito nel periodo riproduttivo.

Il lavoro è disponibile per la lettura integrale e per il download gratuito in PDF sul LAB GLC LIPU Sila di ResearchGate, all’indirizzo https://www.researchgate.net/publication/400052346.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

In copertina: Picchio rosso maggiore-Lipu-ph Tommaso Talerico

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