Benvenuto, la storia di un ritorno e della riscoperta dello Zibibbo di Calabria

Francavilla Angitola, esterno giorno, vigne sulla Costa degli Dei. La brezza soffia sui grappoli di Zibibbo. Entra il protagonista, Giovanni Celeste Benvenuto. Anzi: bentornato. Sì, perché questa è una storia al contrario e a scendere da Nord a Sud, dalla montagna al mare, dal futuro al passato dei nonni. In una Calabria abituata a stampare biglietti di sola andata, Giovanni ha timbrato due volte. Se fosse un film, inizieremmo da questo happy-ending perché si sappia sin dal principio com’è andata a finire e che una scelta è possibile, pure quando la tua terra appare tutta in salita.
Il primo a scegliere è stato il papà di Giovanni: originario di Pizzo Calabro, fece prima tappa a Roma e poi, per amore, si trasferì in Abruzzo. È qui che cresce il piccolo Benvenuto, a Tagliacozzo (siamo in provincia de L’Aquila): infanzia e adolescenza ad alta quota stemperate dalle estati in Calabria, quando si andava “giù” dai nonni a godersi le vacanze, le merendelle e la meraviglia delle vigne di famiglia prima della vendemmia.



Ogni volta era così: l’estate finiva, la scuola ricominciava e un anno può essere un tempo lunghissimo quando si ama. Perché era amore quello di Giovanni per le sue origini. Ma c’è un tempo per tutte le cose e l’ora X scattò dopo l’esame di maturità: era giunto il momento di agire e cambiare. Cambiare casa e vita per coltivare un sogno e una terra. Così, si iscrive alla facoltà di Agraria presso l’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria e nel frattempo inizia a lavorare tra i filari. E mentre i suoi coetanei sognano suv e decapottabili, lui va in giro per Francavilla Angitola (siamo a due passi da Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia) a bordo di un trattore. Ha una sola strada davanti a sé ed è tutta da recuperare insieme alle vigne del nonno abbandonate e alla memoria. Perché dici Zibibbo e la mente viaggia verso la Sicilia e getta l’ancora lì dove si produce vino dolce. Si vede che le associazioni di idee hanno perso i ricordi lungo lo stretto, perché in realtà il vitigno è pure un autoctono calabrese.
Zibibbo, una storia lontana
Furono i Fenici, durante le rotte commerciali, a portarlo anche da noi. Baciato dal sole e lambito dai venti della Costa degli Dei, lo Zibibbo si sente a casa con tanto di panorama: le colline terrazzate che guardano verso il mare godono della vista e di escursioni termiche che, insieme al terreno a matrice granitica, danno vini sapidi e minerali. È proprio qui che il vitigno trova una splendida espressione nella versione secca. Forse lo abbiamo dimenticato, ma la Calabria ha una lunga tradizione di Zibibbo da tavola, da bere a tutto pasto. È letteralmente frutto della natura che sa combinare clima, altitudine e un pizzico di magia. In breve: salendo in collina (siamo a circa 350 metri sul livello del mare), il grado zuccherino che si accumula nell’uva è più basso, ciò vuol dire che durante la fase di fermentazione tutti gli zuccheri si consumano. Et voilà lo Zibibbo secco!
Una perla del territorio a cui nessuno faceva più il filo. Nessuno lo coltivava più, nessuno si preoccupava per la sua estinzione. Fu chiaro a Giovanni quando, tra un esame di agraria e un giro sul trattore, scoprì che in Calabria la vinificazione dello Zibibbo non era prevista dalla legge. E se dico burocrazia cosa vi viene in mente? Documenti, tempi biblici e molta, molta pazienza. Andò esattamente così e soltanto nel 2013 la Regione adeguò il registro dando l’ok. Il resto è storia di un vitigno diventato grande e finito in bottiglia, tra i Presidi Slow Food e pure sulle mappe, da quando il comune ha dato alla strada che porta in azienda il nome “via dello Zibibbo”.
“Audentes fortuna iuvat” è il motto della cantina. Di certo l’audacia non è mancata a Giovanni che oggi è produttore, agronomo ed enologo di Cantine Benvenuto. E da agosto pure papà della piccola Elena. Oggi è lei la sua marcia in più: «Mi ha messo il turbo», racconta mentre si allarga in un sorriso.
«Ho sempre fatto il mio lavoro con passione e determinazione ma adesso ho una carica immensa. È quella che viene dall’istinto protettivo verso i propri figli, nella voglia di garantire loro un futuro e pure nella speranza che, un giorno, raccolgano i frutti e continuino lo stesso percorso con lo stesso amore».
C’è grande fermento da Cantine Benvenuto, insomma. Anche perché Giovanni sta sperimentando l’affinamento in legno e il suo primo Metodo Classico. Piccolo spoiler: lo spumante di cui verranno prodotte solo mille bottiglie e che vedremo in commercio nel 2023 fa 24 mesi sui lieviti e si chiamerà Sughero Storto!
Oggi la produzione a marchio IGP Calabria è un racconto di vini naturali e non filtrati a cui si è aggiunto più di recente uno spumante Metodo Charmat (si chiama Mishalai, e non ho altro da aggiungere!). Tra le sette etichette, un pionieristico orange wine nato grazie ad una scommessa quando il suo amico francese Christophe nel 2018 gli lanciò il guanto di sfida. Il risultato? Un macerato da Zibibbo che apre un ventaglio aromatico da non riuscire a togliere il naso dal bicchiere.
Zibibbo, Malvasia, Magliocco, Greco Nero, Calabrese: solo vitigni autoctoni lavorati in regime biologico danno voce al territorio e raccontano di Calabria nel mondo (oltre a portare a casa premi e menzioni, in Italia e oltreoceano) quando finiscono in un calice e sembrano darti il Benvenuto a casa nostra. O il bentornato.
di Rachele Grandinetti