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Ceramiche di Gerace, a Napoli il racconto della maiolica secentesca

Ceramiche di Gerace, a Napoli il racconto della maiolica secentesca

Nel 1617 un’imbarcazione carica di vasi da spezieria prodotti a Gerace veniva affondata dai turchi nel tratto di mare tra la Calabria e Messina. Quel carico era destinato alla farmacia del Grande Ospedale della città siciliana, una delle strutture sanitarie più avanzate del Mediterraneo di allora. Ai mastri ceramisti geracesi fu chiesto di rifare tutto, e così fecero, rispedendo l’intera commessa. È uno degli episodi — documentati da un atto notarile dello stesso anno — della storia ancora poco conosciuta delle ceramiche di Calabria, e di Gerace in particolare, che tra la metà del Cinquecento e oltre la metà del Seicento fu uno dei centri di produzione ceramica più attivi del Mezzogiorno.

Gerace – Giovan Battista Pacichelli – dal volume Il Regno di Napoli in prospettiva -1703 e Gerace oggi

Un’industria di tutto rispetto

La fortuna di Gerace in quei decenni era in realtà strettamente legata alla seta. La città e il territorio circostante producevano grandi quantità di questo tessuto, esportato attraverso il porto di Messina verso i mercati del Mediterraneo. Quel canale commerciale aveva generato un flusso ininterrotto di scambi; dalla Calabria partivano seta, appunto, legno e derrate agricole, mentre dalla Sicilia arrivavano marmi pregiati, maestranze specializzate e opere d’arte. In quegli anni di relativa prosperità, Gerace sviluppò anche una produzione ceramica di qualità.

Maiolica smaltata geracese – 1600-1649 – ph Fondazione Sicilia – Palazzo Branciforte (PA)

Già dal 1570 si realizzavano vasi a bocce, anfore e albarelli in maiolica, ottenuti con una tecnica più sofisticata rispetto alla ceramica comune, con uno smalto a base di ossido di stagno che, durante la cottura, diventava bianco, coprente e opaco e che rendeva le superfici più resistenti e adatte all’uso farmaceutico, vista la notevole richiesta di quella tipologia di contenitori.

Ph Museo della Ceramica di Calabria – Seminara (RC)

L’arrivo dei maestri nicastresi e il modello veneziano

La svolta vera e propria avvenne nel 1616, quando due artigiani originari di Nicastro — il maiolicaro Jacovo Cefalì e il pittore decoratore Giuseppe Piraina — si trasferirono a Gerace e aprirono una propria bottega. La loro fortuna commerciale nacque dal riproporre lo stile ceramico veneziano che aveva già attratto il Senato cittadino di Messina, committente del Grande Ospedale, cinquant’anni prima. Tra il 1562 e il 1568, era già stato infatti acquisito un vasto corredo di vasi da farmacia realizzati dal maestro ceramista Domenego de Donà di Bethi, detto Domenico da Venezia, con decorazioni particolarmente ricche di motivi floreali, foglie d’acanto come in uso nel periodo rinascimentale veneziano, ritratti all’interno di medaglioni, e colori brillanti — dal blu cobalto, al verde e al giallo.

ph MICMuseo del Bargello (FI) e ph Museo della Ceramica di Calabria – Seminara (RC)

Quei vasi erano ancora molto apprezzati dai committenti messinesi che ai maestri geracesi chiedevano qualcosa di simile, e Cefalì e Piraina sapevano come farlo. La produzione continuò per tutta la prima metà del Seicento. Nella seconda metà del secolo emerse poi un altro bravo maestro figulo, Alessandro Mandarano, che sviluppò un proprio stile, più distante dalla tradizione veneziana, basato soprattutto sull’uso del blu cobalto su fondo bianco e sulle foglie dell’agave calabrese come motivo ricorrente, al posto di quelle di acanto.

Quanto resta è prezioso

Delle ceramiche destinate al Grande Ospedale di Messina rimane pochissimo. L’intera collezione di pezzi, tra veneziani e geracesi, fu dispersa con molta probabilità nel mercato antiquario. Al Museo civico della città vennero affidati, alla fine del 1800, 74 oggetti superstiti. Un altro nucleo di ceramiche geracesi destinati ai Cavalieri di Malta è conservato al MUŻA, il Museo Nazionale d’Arte a La Valletta;

Mostra Cretae Pictae 2, Maioliche di Gerace provenienti da Malta – Cittadella Vescovile di Gerace – 2023

altri pochi pezzi si trovano alla Fondazione Sicilia di Palazzo Branciforte a Palermo, a Monreale, a Parigi, Roma, Napoli e Bari. 58 esemplari tra questi sono stati esposti nella mostra al Museo delle Ceramiche di Calabria a Seminara nell’estate del 2021, insieme a sette vasi veneziani della stessa tradizione.

Dalla mostra di Seminara alla presentazione del catalogo a Napoli

Proprio dalla mostra è nato il catalogo scientifico Da Venezia alla Calabria. La maiolica secentesca di Gerace riscoperta.

Nel volume, a cura di Mario Panarello, Guido Donatone, Vincenzo Cataldo e Monica De Marco, pubblicato nel 2022 dal Centro Studi Esperide di Briatico, ci sono lunghi anni di ricerche e ricostruzioni, come quella della relazione con il ceramista Domenego da Venezia.

Giovedì 21 maggio, alle ore 16.00, il volume viene presentato a Napoli nella Sala Catasti dell’Archivio di Stato, nell’ambito del programma Dialoghi di Carta. Incontriamoci in Archivio. L’incontro è anche l’occasione per ricordare Guido Donatone, lo studioso che più di chiunque altro ha costruito le basi scientifiche per la conoscenza della ceramica calabrese. I curatori dialogheranno con Rosa Romano, storica dell’arte della Soprintendenza di Napoli. Interverranno Luigi De Falco e Giovanna Mozzillo in rappresentanza della sezione napoletana di Italia Nostra.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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