Civita, Morano e Oriolo: tre borghi Bandiera Arancione da visitare
Le pagine social del Touring Club Italiano dedicano un post a tre borghi dell’entroterra cosentino certificati con la Bandiera Arancione — il riconoscimento che il Touring assegna ai piccoli comuni dell’entroterra che eccellono per qualità dell’accoglienza, patrimonio culturale e sostenibilità. Un invito da cogliere, perché Civita, Morano Calabro e Oriolo sono borghi calabresi da visitare, con mille storie che vanno arrivano da molto lontano. A cominciare da Civita, che in arbëreshë si chiama Çifti, un un borgo rifondato da profughi albanesi nel XV secolo, sospeso tra il massiccio del Pollino e il mare Ionio.

La lingua, i costumi e i riti di origine albanese sono ancora vivi — come le Vallje, danze rituali che rievocano la vittoria di Skanderbeg sui Turchi, che si snodano ogni anno il martedì di Pasqua tra i vicoli del centro storico, indossando gli abiti della tradizione in raso e ricami d’oro.


Ph Nicodemo Misiti


Le case Kodra — così chiamate in onore del pittore post-cubista albanese Ibrahim Kodra, che vi riconobbe le geometrie della sua arte — punteggiano il borgo con comignoli bizzarri e facciate dai colori inaspettati. Fuori dall’abitato, la Forra del Raganello è uno dei canyon più profondi del Sud Italia, attraversato dal torrente e sovrastato dal Ponte del Diavolo. Rocce a strapiombo, vegetazione che profuma di mirto e lentisco, una natura raccontata anche Rocco Papaleo che ha girato qui il suo ultimo film Il bene comune.

C’è poi Morano Calabro che si fa notare da lontano come un presepe adagiato sulla collina, con le case addossate le une alle altre fino al Castello Normanno-Svevo che domina la sommità. Dentro, i vicoli in parte scavati nella roccia, i portali, i sottopassi antichi.


Tra le bellezze da visitare, la Collegiata di Santa Maria Maddalena — con le sue due cupole maiolicate policrome, definita da alcuni studiosi la chiesa barocca più bella della Calabria. Custodisce, nella cappella di San Silvestro, le venticinque tavole su fondo oro che compongono il meraviglioso Polittico di Bartolomeo Vivarini. A maggio la Festa della Bandiera legata ai festeggiamenti per il santo patrono, Bernardino da Siena e all’episodio della cosiddetta “Decapitazione del Moro“. Anchel’incisore Maurits Cornelis Escher, di passaggio, ne rimase colpito al punto da disegnarlo.



Oriolo si trova invece sul promontorio che domina la Valle del Ferro, con il castello medievale per secoli dimora dei Sanseverino e dei Pignone del Carretto: nella camera di Margherita Pignone del Carretto si nasconde una cupola affrescata con il Trionfo di Apollo, raro esempio di arte tardo-rinascimentale in Calabria. Dal mastio la vista spazia fino alle spiagge dello Ionio. È proprio questo castello ad aver convinto il regista Fabio Segatori a sceglierlo come uno dei set principali del suo Don Chisciotte — con Alessio Boni nei panni del cavaliere errante, uscito nelle sale il 26 marzo scorso.
(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it