Cultura arbëreshe, dall’Albania il dossier per il riconoscimento Unesco
«Una parte viva della nazione albanese». Così il Ministro degli Esteri della Repubblica d’Albania, Ferit Hoxha, ha definito le comunità arbëreshe calabresi partecipando il 30 maggio scorso a Vena di Maida, in provincia di Catanzaro, alla XXXI edizione della Rassegna Culturale Folkloristica per la valorizzazione delle Minoranze Linguistiche, organizzata dall’Associazione Culturale Progetto Caraffa. Hoxha vi ha preso parte insieme al sindaco Salvatore Paone e al gruppo di accademici e studiosi — Francesco Altimari, direttore del Laboratorio di Albanologia dell’UNICAL, Francesco Cuteri, componente del CDA dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, Vito Teti, docente di Antropologia all’Università della Calabria, Franca Falduto, responsabile delle Minoranze Etniche dell’Ufficio Scolastico Regionale Calabria, e Matteo Mandalà , docente di Albanologia presso l’Università di Palermo — che lavorano alla ricerca, alla tutela e alla trasmissione della lingua e della cultura arbëreshe.




Il Ministro ha sottolineato il ruolo insostituibile delle famiglie, delle scuole e delle associazioni culturali nel mantenere vivi la lingua, le usanze e il senso di appartenenza. Gli Arbëreshë, ha detto, «non sono solo custodi della nostra memoria storica, sono una parte viva della nazione albanese e una preziosa ricchezza della cultura europea».
In Cittadella ha poi incontrato l’assessore alle Minoranze linguistiche Gianluca Gallo al quale Hoxha ha annunciato che l’Albania sta costruendo un dossier per il riconoscimento Unesco della lingua e della cultura arbëreshe. «Investire nella cultura e nella lingua arbëreshe è una priorità condivisa, così come il sostegno concreto alle comunità che custodiscono questo patrimonio. Stiamo lavorando — ha dichiarato — a un dossier per un possibile riconoscimento Unesco, un passaggio significativo che testimonia la volontà condivisa di tutelare e promuovere queste tradizioni di straordinaria importanza. Il nostro obiettivo è avviare un confronto operativo, concreto, capace di tradursi in azioni efficaci e condivise».

Un riconoscimento Unesco del patrimonio culturale immateriale significherebbe portare sul piano internazionale la lunga storia delle comunità arbëreshe che tra il XV e il XVI secolo lasciarono l’Albania e l’Epiro per rifugiarsi nel Mezzogiorno italiano. Oggi sono circa cinquanta i comuni arbëreshë distribuiti tra Calabria, Sicilia, Basilicata, Campania e Puglia, con il nucleo più consistente proprio in Calabria, dove il legame con la lingua originaria è vivo più che mai.


Hoxha ha annunciato anche il progetto del nuovo Museo degli Arbëresh a Vuno, in Albania, che sarà centro di memoria, studio e dialogo culturale tra le due sponde dell’Adriatico. Descrivendo gli Arbëreshë come «un ponte vivo tra Albania e Italia», il Ministro ha riaffermato l’impegno delle istituzioni albanesi a rafforzare i legami accademici, scientifici e culturali con queste comunità , con particolare attenzione alle nuove generazioni e al loro rapporto con la lingua e l’identità albanese.
Sul tavolo con Gallo anche le prospettive di cooperazione nel settore agroalimentare e commerciale tra i due territori e il sostegno a nuovi investimenti. «Le comunità arbëreshe rappresentano un esempio concreto e virtuoso di integrazione. Il dialogo avviato con il Ministro Hoxha — ha dichiarato l’assessore Gallo — rafforza un rapporto fondato su radici profonde e su una comune visione di sviluppo. La salvaguardia della lingua arbëreshe rappresenta un elemento essenziale della nostra identità , mentre il settore agroalimentare costituisce un terreno fertile su cui costruire nuove sinergie economiche. Lavoriamo per rendere sempre più strutturata questa collaborazione, creando opportunità concrete per le imprese e per i territori, nel segno dell’innovazione e della qualità ».
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)