Da Capo Vaticano allo Stretto il Cnr studia canyon e dune sommersi
Canyon che si spingono fino a centinaia di metri di profondità, dune di sabbia identiche a quelle del deserto in perenne movimento, ma sommerse. Un paesaggio che solo pochi conoscono, invisibile da qualunque parte della costa. Meraviglie e misteri sottomarini lungo il Tirreno calabrese, ora all’attenzione della Gaia Blu, la nave del Consiglio Nazionale delle Ricerche già in viaggio per la spedizione scientifica.
La zona si chiama, nel linguaggio degli scienziati, un sistema source-to-sink, dalla sorgente al bacino di accumulo, perché tra Capo Vaticano e lo Stretto di Messina i canyon e i canali sottomarini sono collegati direttamente ai fiumi della costa calabrese, che riversano in mare i sedimenti trasportati da terra fino a farli depositare a grande profondità. Sono le correnti dello Stretto di Messina a modellare sul fondale gli estesi campi di dune sottomarine.


Lo scopo della campagna, chiamata S2S Calabria, è capire come si muovono i sedimenti lungo questo percorso, dalla terraferma fino al fondo del mare, definire la frequenza e le caratteristiche delle frane sottomarine, e valutare il ruolo di questi fenomeni nel trasporto e nell’accumulo di microplastiche verso i fondali profondi. Per farlo i ricercatori useranno il sonar multibeam, uno strumento che restituisce una mappa dettagliata del fondale, e la confronteranno con le mappe realizzate negli anni precedenti dallo stesso gruppo, per verificare come sono cambiati nel tempo i canyon e i campi di dune. A questo si aggiungono i profili sismici, che permettono di vedere gli strati di sedimento sotto il fondale come in una sezione, campionamenti diretti per studiare i sedimenti e la microfauna presente, e misure oceanografiche per definire le dinamiche delle correnti di fondo.


La campagna fa parte di un progetto più ampio dell’Università Sapienza di Roma, TERRAMAR2024, che studia come questi sistemi tra fiumi e canyon sottomarini abbiano risposto ai cambiamenti climatici a partire dall’ultima fase glaciale, circa ventimila anni fa. Oltre ad ampliare le conoscenze sul trasporto dei sedimenti dalla terraferma al mare profondo, i dati raccolti serviranno anche ad affrontare temi di rilevanza sociale, come la risposta del sistema fiume-mare ai cambiamenti climatici, i georischi marini e l’inquinamento da rifiuti.


Il gruppo di ricerca è coordinato da Martina Pierdomenico del Cnr e da Daniele Casalbore del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza, con ricercatori e ricercatrici del Cnr, dell’Ispra e dell’Università di Palermo. A bordo ci sono anche diversi dottorandi e ricercatori post-doc, insieme a una studentessa di laurea magistrale selezionata tramite il bando Gaia Blu Ocean Generation Academy, che seguirà da vicino il lavoro degli scienziati per l’intera durata della campagna.
(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it