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Il Teatro Alfonso Rendano di Cosenza

Su Piazza XV Marzo, la piazza più ampia ed elegante del centro storico di Cosenza, il Teatro Alfonso Rendano è l’unico Teatro di Tradizione dell’intera Calabria, riconosciuto tale con decreto ministeriale il 16 novembre 1976, e da ultimo inserito dalla Commissione Cultura della Camera nella legge che attribuisce il titolo di monumento nazionale ad alcuni dei teatri storici più importanti d’Italia, tra cui il Teatro Argentina e il Teatro Valle di Roma.

La storia che ha portato all’edificio attuale è lunga e accidentata. Prima del Rendano, Cosenza aveva conosciuto altri tre teatri, tutti scomparsi. Il Teatro Real Ferdinando nel 1830 demolito nel 1853. Al suo posto, nel 1857, un gruppo di cittadini amanti dell’arte eresse un baraccone in legno ricavando gli arredi dallo smantellamento del vecchio Real Ferdinando. La decisione definitiva arrivò nel 1877, quando il Comune affidò all’ingegner Nicola Zumpano il progetto di un teatro stabile. I lavori procedettero a fatica e furono sospesi più volte. Finalmente, il 20 novembre 1909, con la rappresentazione dell’Aida di Verdi diretta dal maestro Ettore Perosio, il Teatro comunale aprì le porte alla città.

La facciata riprende il linguaggio dell’eclettismo umbertino. Un porticato con grandi pilastri domina la piazza, il piano superiore è segnato da un sistema binato di lesene che incorniciano i balconi, una balaustra traforata percorre tutto il perimetro sormontata dallo stemma civico. L’interno era a pianta a ferro di cavallo con tre ordini di palchi rivestiti in velluto rosso cremisi, decorazioni pittoriche e in stucco di Giovanni Diana di Napoli e un soffitto affrescato dal pittore cosentino Enrico Salfi con cinque allegorie delle Arti teatrali — il trionfo di Venere tra le Muse della danza, della poesia, della commedia e della tragedia. Il sipario storico, disegnato da Domenico Morelli ed eseguito dal napoletano Paolo Vetri nel 1901, raffigura le nozze di Luigi III d’Angiò e Margherita di Savoia celebrate a Cosenza nel 1433 ed è uno dei pochi elementi originali sopravvissuti al 28 agosto 1943, quando una bomba destinata al vicino Castello Normanno-Svevo colpì in pieno l’edificio distruggendone il soffitto e danneggiando gravemente tutto l’interno.

La ricostruzione, affidata all’architetto partenopeo Ezio Gentile, durò oltre vent’anni. Il teatro riaprì nel 1966 e il 7 gennaio 1967 andò in scena La Traviata, diretta da Armando La Rosa Parodi con Virginia Zeani, Luciano Saldari e Lino Puglisi. Il nome che porta è quello di Alfonso Rendano, compositore nato a Carolei, alle porte di Cosenza il 5 aprile 1853. Prodigio che a dieci anni era già al Conservatorio di Napoli, poi a Parigi con una borsa ottenuta grazie a Rossini, poi allievo di Georges Mathias — l’allievo prediletto di Chopin — e infine amico stimato da Franz Liszt. Fu lui a inventare il “pedale indipendente”, brevettato nel 1919, che ampliò le possibilità interpretative del pianoforte moderno. Il teatro gli fu intitolato dopo la sua morte. Il palco del Rendano da allora continua ad essere calcato da artisti di prestigio internazionale.

  • Momento ideale: assistere a uno spettacolo in stagione, tra ottobre e maggio, di lirica, sinfonica, prosa e danza con compagnie nazionali e internazionali. Il programma aggiornato è su www.teatrorendanocosenza.it
  • Accessibilità: la struttura è nel centro storico, raggiungibile a piedi da Piazza dei Bruzi. Non sono presenti barriere architettoniche.
  • Cultura locale: la stagione lirica è sostenuta dall’Orchestra Sinfonica Brutia. La sinergia tra il Rendano e il Teatro Auditorium dell’Università della Calabria ha anche portato alla realizzazione di cartelloni condivisi.
  • Itinerario consigliato: da Piazza XV Marzo, dove il Rendano condivide lo spazio con la statua di Bernardino Telesio e l’Accademia Cosentina — una delle più antiche accademie umanistiche d’Italia, fondata nel 1511 — scendi verso il Corso Telesio fino alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, consacrata nel 1222 alla presenza di Federico II. Prima di lasciare il centro storico, fai tappa alla Galleria Nazionale di Cosenza in Palazzo Arnone, dove una sezione di grafica di Umberto Boccioni include gli studi preparatori per La risata, oggi al MoMA di New York.

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