La Biblioteca Nazionale di Cosenza
La Biblioteca Nazionale di Cosenza
Nel cuore antico di Cosenza, lungo il declivio che dal colle Pancrazio scende verso la sponda sinistra del Crati, il patrimonio librario della città ha la sua casa in un edificio che ha più di duemila anni di storia. La Biblioteca Nazionale occupa l’ex Seminario Arcivescovile di Piazzetta Antonio Toscano, un massiccio fabbricato ottocentesco costruito a partire dal 1882 per volere del vescovo Camillo Sorgente. I lavori si conclusero nel 1905. Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale la parte più antica del complesso, risalente al XVI secolo, fu rasa al suolo. Il Ministero dei Beni Culturali acquistò il fabbricato superstite esercitando il diritto di prelazione, lo restaurò e vi aprì la Biblioteca il 17 settembre 1985. Il Comune aggiunse in comodato d’uso il palazzo Barracco adiacente, dove si trovano oggi le sale per il pubblico e gli uffici amministrativi.

Istituita il 9 novembre 1978 con decreto ministeriale come sezione staccata della Biblioteca Nazionale di Napoli, quella di Cosenza è tra le più giovani biblioteche statali d’Italia e una delle 46 biblioteche pubbliche statali del paese. Riceve per diritto di stampa tutta la produzione editoriale tipografica della Calabria ed è istituto di riferimento sia per la Nazionale Centrale di Firenze sia per la Braidense di Milano.



Ma la vera sorpresa è arrivata durante i lavori di consolidamento dell’edificio, tra il 1984 e il 1990, quando vennero alla luce i resti della metropolis dei Bruzi risalenti almeno alla metà del IV secolo a.C. Tra i ritrovamenti più significativi, lo zoccolo in doppio parametro di ciottoli di un grande edificio ellenistico con un corridoio che proseguiva in un portico sorretto da colonne lignee. Nella piazzetta adiacente affiorarono anche resti di abitazioni romane. Queste emergenze sono state integrate nelle sale stesse della biblioteca.

Il patrimonio librario supera i 230.000 volumi, ma i fondi speciali sono il cuore dell’istituto. La Sezione Musica — oltre 15.000 volumi e 5.000 supporti audio — conserva più di cento documenti originali su Vincenzo Bellini, lettere e cimeli del Real Circolo Bellini di Catania, il Fondo Giacomantonio con 2.700 carte autografe dei musicisti Stanislao e Giuseppe, il Fondo Gavazzeni e un violino del Settecento di scuola veneziana esposto nella sala conferenze. Tra i fondi storici, di grande rilievo è la donazione della famiglia Greco con cinquemila opere tra manoscritti, incunaboli, stampe antiche e diecimila carte documentarie, e il Fondo Pellicano Castagna che include una Gerusalemme Liberata del 1611.

- Momento ideale: in qualsiasi periodo dell’anno, dal lunedì al venerdì negli orari di apertura. La biblioteca ospita regolarmente mostre, presentazioni di libri e concerti nella sala conferenze, dove il violino settecentesco e i manoscritti musicali rendono ogni evento un’occasione doppia.
- Accessibilità: l’edificio è stato ristrutturato e non presenta barriere architettoniche nelle aree pubbliche principali. La sezione Braille offre testi in lettoscrittura e postazioni multimediali dedicate.
- Cultura locale: Cosenza ha una vocazione intellettuale profonda e antica. L’Accademia Cosentina, fondata nel 1511, è una delle più antiche accademie umanistiche d’Italia. In questo periodo la Biblioteca Nazionale ospita temporaneamente parte del patrimonio librario della Biblioteca Civica, trasferito qui durante i lavori di restauro che interessano il Palazzo dell’Accademia, la Torre Libraria e i locali del complesso di Santa Chiara. Il Conservatorio di Musica porta il nome di Stanislao Giacomantonio, i cui manoscritti sono custoditi proprio qui.
- Itinerario consigliato: dalla Piazzetta Toscano risali il Corso Telesio verso la Cattedrale di Santa Maria Assunta, consacrata nel 1222 alla presenza di Federico II, dove è conservata la Madonna del Pilerio, patrona della città. Prosegui poi verso il Teatro Rendano su Piazza XV Marzo, l’unico Teatro di Tradizione della Calabria e recente monumento nazionale. Chi vuole spingersi oltre trovi il tempo per salire al Castello Normanno-Svevo sul colle Pancrazio, da cui lo sguardo abbraccia tutta la confluenza tra il Crati e il Busento.
ph Ministero della Cultura