Museo Diocesano di Cosenza
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Museo Diocesano di Cosenza
Tra il Palazzo Arcivescovile e la Cattedrale di Cosenza, nei locali dell’ex Seminario Diocesano su Piazza Aulo Giano Parrasio, il Museo Diocesano raccoglie il patrimonio storico e artistico dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano: paramenti, sculture lignee, argenterie, dipinti e suppellettili sacre provenienti dal Duomo e dalle chiese del territorio. Inaugurato nel 2013 dopo quasi settant’anni di attesa, il percorso si snoda attraverso sale tematiche che raccontano quasi un millennio di arte sacra diocesana.

Nella sala dell’arredo sacro spicca il polittico Madonna col Bambino e Santi del 1545, proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Misericordia di Borgo Partenope, e il busto reliquario di San Gregorio Nazianzeno in argento e rame sbalzati della seconda metà del XVI secolo.


La sala delle suppellettili liturgiche espone il corredo degli arcivescovi Castiglione Morelli e Capece-Galeota — bacili, brocche e calici di argenteria napoletana tra Seicento e Settecento — e il calice della bottega Russo di Napoli usato da Giovanni Paolo II il 6 ottobre 1984 durante la celebrazione eucaristica allo stadio di Cosenza, nel corso della visita pastorale in Calabria.


La pinacoteca allinea tre tele sull’Immacolata Concezione, una di Luca Giordano documentata nel 1665 e due di Giuseppe Pascaletti, pittore calabrese di Fiumefreddo Bruzio, oltre al San Gennaro attribuito ad Andrea Vaccaro. L’ultima sala ospita quattro figure lignee di San Pietro, San Paolo, San Lorenzo e un Santo Vescovo attribuite ad Aniello Stellato, con le vesti lavorate ad estofado de oro — tecnica che graffia il colore steso sulla doratura per far emergere i motivi preziosi dalla superficie. Su tutto questo domina un’opera sola: la Stauroteca, croce reliquiario del XII secolo e uno dei capolavori dell’oreficeria medievale europea. Misura appena 25,7 centimetri in altezza e 20,7 in larghezza.




Basta avvicinarsi per capire di avere davanti qualcosa di raro: lamina d’oro su anima lignea, medaglioni a smalto cloisonné e una filigrana detta «a vermicelli» — filo d’oro attorcigliato e ripiegato su se stesso — non attestata in alcun’altra produzione orafa europea del periodo. Al centro della croce, la cavità lascia a vista il frammento di legno della Vera Croce. La tradizione vuole che nel 1222 Federico II l’abbia donata alla Cattedrale in occasione della consacrazione dell’edificio.
- Momento ideale: sempre. Il museo è aperto dal lunedì al sabato con orario 8:30-13:30; il pomeriggio e i festivi sono disponibili su prenotazione.
- Accessibilità: Piazza Aulo Giano Parrasio, 16, Cosenza. Per visite pomeridiane, domenicali o per gruppi è necessaria la prenotazione.
- Cultura locale: Cosenza è l'”Atene della Calabria” per aver dato i natali all’umanista Parrasio e al filosofo Bernardino Telesio. Su Piazza Parrasio, il Gran Caffè Renzelli dal 1803 è il ritrovo storico della città intellettuale: da assaggiare la varchiglia alla monacale e la Torta Telesio. Il centro storico di Cosenza Vecchia, con i suoi vicoli e le botteghe di Corso Telesio, è tra i più belli del Sud Italia.
- Itinerario consigliato: dal Museo scendi lungo Corso Telesio verso la Cattedrale di Santa Maria Assunta, consacrata nel 1222 alla presenza di Federico II, riconosciuta dall’UNESCO patrimonio testimone di cultura di pace nel 2011. Sali poi al Castello Normanno-Svevo sul Colle Pancrazio, dove la torre ottagonale richiama la forma prediletta da Federico II. Da qui raggiungi Corso Mazzini, isola pedonale e museo a cielo aperto: il MAB — Museo all’Aperto Bilotti — espone, tra le altre, opere di Dalí, de Chirico, Modigliani e Mimmo Rotella.