Federico Quaranta: «Della Calabria facciamo un racconto di virtù»
Un motivo ci sarà stato, se già in epoche antiche le coste calabresi erano frequentate dai navigatori fenici, e se i Greci, dall’VIII secolo avanti Cristo, qui portarono l’olivo e spinsero la coltura della vite fondando alcune delle colonie più ricche del Mediterraneo. Cosa avrà mai avuto questa terra di così straordinario?
La risposta è davanti agli occhi di chi sa osservare. E mettiamo da parte per un attimo la bellezza del paesaggio che sta in piedi da sola, ma guardiamo alla magnifica biodiversità che è stata da sempre la più grande risorsa per chi l’ha abitata in passato, e ancora oggi. Come per esempio un’infinità di cultivar di olivo, che qui si sono adattate e moltiplicate. E per la coltivazione della vite? I Greci trovarono il popolo degli Enotri che già la praticava in modo rudimentale, mentre loro introdussero, tra le altre cose, il sistema di allevamento ad alberello.

Chi è particolarmente innamorato di queste storie è Federico Quaranta, il conduttore di Linea Verde e de Il Provinciale su Rai 3, che più e più volte ha raccontato l’anima più bella della regione. Un genovese, con radici nelle Langhe, che coglie quello che vede, e non solo se ne innamora per primo, ma costringe persino gli stessi calabresi sopraffatti dall’abitudine a innamorarsene.
Incontrato a Vinitaly, nel padiglione con oltre cento aziende calabresi, ha detto con poche parole quel che non sopporta nel racconto di questa regione. «Quando io sento dire “abbiamo scoperto”, dico… Ma come! “L’abbiamo scoperto??” – ha esclamato –. Queste ricchezze ci sono da migliaia di anni. Questa regione racconta meraviglie da sempre. Le popolazioni che sceglievano quella terra per coltivare la vite, l’ulivo, per allevare le podoliche, lo abbiano fatto con coscienza, perché avevano capito che lì c’erano delle virtù migliori, superiori rispetto alla loro terra d’origine. Se uno si mette in nave, con quelle imbarcazioni antiche, sicuramente incredibili ma antiche, attraversa il rischio per arrivare lì per creare Enotria, un motivo c’era!». «È una ricchezza che ci è stata lasciata, oggi noi ce l’abbiamo e spesso e volentieri o ce la dimentichiamo, o addirittura peggio la maltrattiamo – ha continuato –. Cambiamo il paradigma! Facciamo un racconto di virtù, tiriamo fuori con un po’ di studio, naturalmente, con tutte quelle eccellenze che ci sono. E non diciamo “abbiamo scoperto”, semmai “abbiamo raccontato ancora una volta”, forse meglio, tutti quei valori e tutte quelle ricchezze di cui siamo numi tutelari».
Numi tutelari. Chi custodisce qualcosa che esisteva prima e continuerà dopo. “Serva et conserva”,si diceva una volta. E vale ancora, più che mai.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)