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Festa della Madonna delle Armi, il santuario accoglie i suoi pellegrini

Festa della Madonna delle Armi, il santuario accoglie i suoi pellegrini

Achiropita, non fatta da mano umana. È così che la tradizione definisce l’immagine della Madonna con il Bambino apparsa sul lato interno di un masso spaccato durante i lavori di costruzione del santuario. L’immagine protetta da una teca barocca d’argento è custodita nel Santuario della Madonna delle Armi a Cerchiara di Calabria, dove oggi, 25 aprile, migliaia di pellegrini salgono in processione come fanno ogni anno dal 1846, cioè da quando i fedeli ottennero la grazia della pioggia dopo un lungo periodo di siccità che metteva in pericolo il raccolto.

Un luogo di culto di rara bellezza che guarda alle infinite spiagge dello Ionio, da cui risale il profumo di zagara dagli agrumeti; alle risaie, alla fiumara punteggiata di oleandri e di agavi centenarie. Per arrivare qui, passando da Cerchiara, ogni curva si lascia alle spalle il mare per aprirsi sulla stupefacente natura del Pollino. Qui sopravvivono alla storia dell’uomo gli squarci, le cicatrici dei fulmini di Giove, i rami serpentiformi dei faggi protesi chissà dove. In mezzo, anche le forre, i dirupi, gli abissi, come quello del Bifurto. Con un po’ di gentilezza data da qualche rosa canina, o la ginestra dei carbonai, i cespi di biancospino, e anche viole, le genziane, primule e orchidee selvatiche. È così che si arriva alle pendici del Monte Sellaro dove sorge il Santuario.

Qui si incontrano storie, confini e identità diverse, radicate in un passato molto più antico della leggenda che ne narra la fondazione. Già nel X secolo, la Vita di San Saba cita un monaco proveniente dall’ascetario delle armi — l’antico complesso di grotte adibite alla preghiera e all’ascesi. Il nome stesso richiama dal greco bizantino tōn armōn, ‘delle cavità’. Queste pareti rocciose offrirono infatti rifugio per secoli ai monaci italo-greci che, fuggendo dalle persecuzioni iconoclaste, trovarono nel silenzio del Sellaro il luogo ideale per proteggere e tramandare il loro patrimonio spirituale. Una continuità di culto testimoniata anche nel 1192 in un atto di donazione, redatto in greco, che menziona espressamente il monastero femminile di Santa Maria delle Armi.

La leggenda della sua fondazione risale però al 1450. Alcuni cacciatori di Rossano, all’inseguimento di una cerva, la seguirono all’interno di una grotta e al suo posto trovarono due icone lignee raffiguranti i Santi Evangelisti. Portate in paese, le tavolette scomparivano per ricomparire ogni volta nella stessa grotta. Fu questo che spinse gli abitanti a edificare una cappella sul luogo del ritrovamento. E fu poi durante i lavori che uno scalpellino ruppe un masso che continuava a capitargli tra le mani. Sul lato interno della pietra spaccata apparve l’immagine della Madonna con il Bambino — achiropita, appunto. Sull’altra metà, quella di San Giovanni Battista, poi pare trafugata e portata secondo la tradizione a Malta.

Ph Andrea Manfredi

Superato il portale in pietra bianca si entra nella chiesa scavata in parte nella roccia, con pianta irregolare a croce latina. Gli affreschi settecenteschi di scuola napoletana — tra cui la Gloria della Vergine con Trinità e Santi e il Giudizio Universale di Joseph De Rosa — coprono le pareti insieme alle tracce di una storia lunga, dalle radici bizantine alle donazioni dei principi Sanseverino di Bisignano e dei Pignatelli di Cerchiara. È qui che oggi si celebra Messa con Francesco Savino, Vescovo della Diocesi di Cassano all’Jonio, cui segue la processione al Lacco e una seconda Messa pomeridiana presieduta dal Rettore Don Joseph K. Amewouho.

È qui che si avvertono i passi di chi ci è passato prima, dei pellegrini che hanno camminato tra queste terre aspre e sacre, dei viandanti col fiato spezzato dalla stanchezza, le preghiere mormorate al vento. E non serve neanche essere credenti per essere in un luogo come questo, per sentire che ogni cosa converge verso qualcosa che sfugge alle parole.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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