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Grotte di Zungri set di “Giuseppe. Il padre terreno” di Mimmo Calopresti

Grotte di Zungri set di “Giuseppe. Il padre terreno” di Mimmo Calopresti

Decine di case-grotta di una città scavata in arenarie tenere, una piccola Petra di Giordania, la Matmata di Tunisia o un villaggio della Cappadocia. Tante sono le somiglianze di un paesaggio calabrese povero ma d’insospettabile bellezza — all’ombra del Monte Poro — con le storie lontane di altri mondi. Si pensa che siano stati i cristiani bizantini — quelli che poi qui sarebbero stati chiamati gli sbariati — in fuga da oriente nel tardo medioevo a trovare accoglienza a Zungri (VV). Non è ancora del tutto chiara la storia di questo insediamento, ma gli studi sono sempre in corso.

Sono certe però le suggestioni che questo villaggio così antico dà, tanto da essere stato scelto diverse volte come set cinematografico come, per esempio, per alcune scene del film di Jordan River Il monaco che vinse l’Apocalisse, sulla vita di Gioacchino da Fiore.

E allora perché non immaginarlo anche come il villaggio di Nazareth? È quello che ha fatto il regista calabrese Mimmo Calopresti, che ha voluto ambientare qui il cortometraggio “Giuseppe. Il padre terreno”. È una storia che guarda al lato più umano di Giuseppe, un uomo alle prese con le proprie fragilità e con la paura di non essere abbastanza per un figlio il cui destino è già segnato. A interpretare Giuseppe è Marcello Fonte, Palma d’Oro 2018 per “Dogman”, al fianco di Annalisa Giannotta nei panni di Maria, Giuseppe Russo in quelli di Gesù e Francesco Colella in quelli di Giovanni Battista.

Alla produzione, curata da Emanuele Bertucci per Mediano Film con il sostegno della Calabria Film Commission, ha contribuito anche il Museo della Civiltà Contadina di Zungri, diretto da Maria Caterina Pietropaolo. La fotografia è firmata da Davide Manca. Per le comparse la produzione ha selezionato residenti calabresi, in particolare del territorio tra Vibo Valentia e Tropea.

Zungri è diventata per qualche giorno un laboratorio di comunità, orgogliosa e felice di poter dare il meglio per facilitare il lavoro. E soprattutto custode di un tesoro la cui storia ha ancora molte sorprese da svelare.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

Ph copertina di Angelo Cavallaro

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