Riti della Pasqua, è il Sabato Santo del Caracolo di Caulonia
Il Caracolo è il rito pasquale per eccellenza di Caulonia, nella Locride, e si celebra ogni anno nel pomeriggio del Sabato Santo. Il nome descrive il carattere stesso della processione che deriva dallo spagnolo “caracol”, chiocciola, e richiama il movimento lento e tortuoso del corteo attraverso i vicoli medievali del paese. Davide Prota, arciprete e studioso di storia locale, nel saggio “Ricerche storiche su Caulonia” pubblicato nel 1913, collegò il termine spagnolo all’arabo “karhara”, girare — un’ipotesi ripresa da altri studiosi, che rimanda alla lunga presenza araba nella penisola iberica prima ancora che la tradizione arrivasse in Calabria.



A portarla fu la dominazione spagnola. Alla fine del Seicento famiglie originarie della Murcia e dell’area di Cartagena si stabilirono a Caulonia, che all’epoca si chiamava Castelvetere, e insieme a tutto il resto portarono anche i riti della Settimana Santa in uso nella loro terra d’origine.

La processione ha inizio verso le diciotto, quando le due Arciconfraternite cittadine — quella del SS. Rosario e quella dell’Immacolata — escono dalle rispettive chiese con le proprie statue e i propri confratelli, vestiti di saio bianco e incappucciati. Le otto varette rappresentano le tappe della Passione di Cristo: il Cristo all’orto, il Cristo alla colonna, l’Ecce Homo, il Cristo carico della Croce, il Crocifisso, il Cristo Morto, la Vergine Addolorata e San Giovanni. Il corteo è accompagnato dalla banda musicale di Caulonia, che intona marce funebri, e dal suono delle raganelle — i tric-trac — che danno il passo del corteo.



I due gruppi si incontrano nel punto centrale del paese e da lì comincia il Caracolo vero e proprio: un lungo movimento a chiocciola attorno a piazza Mese che può durare anche un’ora, con i portatori che avanzano lentamente, le candele accese e i canti sacri nell’aria del tardo pomeriggio. I Priori delle due Arciconfraternite occupano una posizione esatta nel corteo, e ciascuno avanza davanti alla statua più importante dell’altra confraternita, in un gesto di riverenza reciproca che fa intendere il rapporto tra due comunità storicamente rivali, ma inseparabili nel rito.



Dopo l’ingresso nella chiesa Matrice, il corteo si ricompone, riattraversa una parte del paese e arriva in via Vincenzo Niutta, dove i due gruppi si dividono e fanno ritorno alle rispettive chiese. In serata il rito si chiude con antichi canti di venerazione alla Madonna. Un sentimento profondo, che queste immagini della passata edizione — scattate da Antonio Monteleone— raccontano con grande intensità .

Davide Prota, definì il Caracolo «una processione strana e tragicomica», aggiungendo che di Caracolo si parlava per tutto l’anno, «or preparandosi pel futuro, or commentando il passato». Più di un secolo dopo, quella descrizione dice ancora qualcosa di vero sul posto che questo rito occupa nella vita di Caulonia.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)
Foto di Antonio Monteleone