Il gelato piace ai calabresi, spesa da 60 milioni l’anno per l’oro sottozero
E mica poi succede solo in agosto. Su un qualsiasi lungomare o nella piazza di un piccolo centro dell’entroterra, in qualunque angolo della Calabria e in qualsiasi stagione c’è sempre una fila davanti a una vetrina di gelato, una spatola che accarezza una crema in vaschetta, bambini che scelgono all’ultimo momento, un cono gelato da mangiare in fretta prima che si sciolga (d’estate sì) sotto temperature impietose.
Checché se ne dica, i calabresi amano il gelato, e non poco. Per il sottozero cremoso le famiglie qui spendono ogni anno 60 milioni di euro, secondo l’ultima analisi dell’Osservatorio Mpi di Confartigianato Imprese Calabria su dati Istat, Unioncamere-Infocamere e Agenzia delle Entrate. Sono esattamente 822.975 le famiglie che alimentano questa spesa e Cosenza guida la classifica con 23 milioni di euro, seguita da Reggio Calabria con 16 milioni e da Catanzaro con 11 milioni. Crotone e Vibo Valentia restano più indietro, entrambe a 5 milioni.


I laboratori attivi nella regione sono 241, e oltre sette su dieci sono imprese artigiane. Reggio Calabria ne conta il numero più alto, 86, pari al 35,8% del totale, ed è anche la provincia dove l’artigianalità è più diffusa, l’80,6% delle gelaterie. Seguono Crotone con il 75,6%, Vibo Valentia con il 74,8%, Catanzaro con il 66,8% e Cosenza, che pur restando la provincia che spende di più resta anche quella con la quota più bassa di artigianalità, il 63,1%.

Agli occhi del mondo, associare Calabria e gelato vuol dire Pizzo e il suo tartufo, la specialità inventata negli anni Cinquanta e diventata nel 2007 il primo gelato in Europa a ottenere il marchio IGP, ma la mappa dell’artigianato calabrese del gelato è molto molto più larga. Nell’ultima guida Gelaterie d’Italia del Gambero Rosso, la regione ha conquistato ancora una volta due Tre Coni – il massimo riconoscimento, assegnato a Gelato Cesare di Reggio Calabria e a La Cremeria Vitaro di Rende – mentre diversi Due Coni sono andati a tante gelaterie nelle diverse province.
Tutti i laboratori artigiani lavorano prevalentemente materie prime locali, le valorizzano e firmano con l’identità della terra ogni vaschetta. Tendenza di marketing? Forse, ma per la gelateria d’eccellenza si tratta anche di una necessità. Il primo motivo è la freschezza. Se la distanza tra la materia prima prodotta vicino e il laboratorio si azzera, il maestro gelatiere non ha bisogno di correggere il tiro con stabilizzanti o scorciatoie artificiali. Portare nel mantecatore i profumi taglienti del bergamotto reggino, la dolcezza densa del fico dottato cosentino o la nota selvatica delle fragoline della Sila significa catturare la natura nel suo picco aromatico. È così che il cliente sperimenta sul palato l’istantanea esatta di una stagione calabrese che non è replicabile altrove.


Anche questo genera un circuito economico essenziale. Una fetta importante di quei 60 milioni di euro spesi dai cittadini si trasforma in linfa per l’agricoltura locale. Scegliere il latte delle stalle vicine o la frutta delle aziende della provincia vuol dire che quella spesa resta sul territorio.
«I numeri dell’Osservatorio confermano quanto il gelato artigianale rappresenta una componente importante dell’economia regionale e un simbolo della qualità delle nostre produzioni» – ha spiegato il presidente di Confartigianato Imprese Calabria, Salvatore Ascioti. «Dietro ogni cono o coppetta ci sono imprese che investono quotidianamente in professionalità, materie prime, innovazione e tradizione, contribuendo a rendere attrattiva la Calabria anche sotto il profilo enogastronomico».


Il raccolto nostrano è sicuramente l’unico scudo contro l’omologazione del gusto. L’industria può copiare una formula chimica, ma non potrà mai replicare l’effetto del sole e del microclima sui frutti di questa regione. Qui il sorbetto al mango è quello di Catona, quello al bergamotto è fatto con il frutto unico al mondo che cresce nella fascia ionica reggina, così come il cedro della Riviera dei Cedri o le Clementine IGP. E quello alla liquirizia? È preparato con quella che cresce rigogliosa lungo le coste calabresi. Per il gusto nocciola c’è la Tonda Calabrese, in attesa del marchio IGP, e per quello alla mandorla la Pizzuta di Amendolara.
Così il gelato artigianale compie il suo salto di qualità, e diventa a suo modo una mappa geografica, un racconto orgoglioso di una terra che ha già tutto il necessario per stupire i golosi.
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)