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La Calabria nel Presidio Slow Food della castanicoltura tradizionale

La Calabria nel Presidio Slow Food della castanicoltura tradizionale

Al Terra Madre Salone del Gusto di Torino è stato presentato ufficialmente il nuovo Presidio Slow Food della castanicoltura tradizionale, un progetto che unisce produttori dalla Sicilia alla Valle d’Aosta e che, in questa prima fase, conta una decina di aderenti tra Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Basilicata e Calabria.

A differenza di altri Presìdi legati a varietà vegetali specifiche di un territorio, questo mette al centro non solo la pianta o i suoi frutti, ma una vera e propria cultura. Il castagno, chiamato anche albero del pane per essere stato a lungo una delle poche fonti di sostentamento delle comunità montane, è insieme a vite, olivo e grano una delle cosiddette piante di civiltà, che nei secoli ha plasmato il paesaggio, l’economia e la cultura dei territori.

Il Presidio non punta soltanto a promuovere il recupero della coltivazione di Castanea sativa nei suoi tanti ecotipi locali e a valorizzare le castagne in cucina. L’obiettivo, prima di tutto, è salvaguardare il patrimonio ambientale, sociale e culturale della castanicoltura tradizionale, oggi minacciato dal tentativo di trasformare il settore in una coltura intensiva di pianura. Un castagneto ben mantenuto protegge invece i versanti di montagna da frane, smottamenti e incendi, e tiene vive competenze e tecniche tramandate nel tempo, come potature e innesti, oltre alle architetture rurali legate alla lavorazione delle castagne.

«Il Presidio Slow Food della castanicoltura tradizionale rappresenta un tassello importante della visione e della strategia complessiva della nostra associazione per quanto riguarda la montagna e le Terre Alte, non soltanto aree fragili, ma luoghi capaci di produrre futuro», afferma Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia. «Il valore del progetto sta nel ricomporre una filiera che per troppo tempo è stata considerata soltanto una questione forestale o agricola. Questo riconoscimento unisce castanicoltori, trasformatori, mugnai, cuochi e consumatori, arrivando fino alla cucina e al sapere gastronomico: in questo modo la castanicoltura tradizionale torna a essere insieme produzione, cultura, paesaggio ed economia».

I produttori aderenti sono lo stesso gruppo che nel 2021 ha fondato la Rete Slow Food dei castanicoltori e ha messo a punto l’omonimo Manifesto. «Siamo partiti con la volontà di far emergere la ricca biodiversità che c’è nel castagneto, consapevoli che molte persone non sono abituate a riflettere sulla provenienza delle castagne o dei marroni che stanno acquistando», spiega Rosaria Olevano, responsabile Slow Food del Presidio. «Eppure i castagni non sono tutti uguali: l’uomo, prelevando dagli esemplari più produttivi le marze da innestare su altri alberi, ha contribuito a selezionare ecotipi locali, diversi da luogo a luogo, contribuendo allo stesso tempo a rinnovare il castagneto».

I frutti del castagno, in cucina, non sono da meno: ricchi di carboidrati e fibre, hanno un buon contenuto di proteine e sali minerali come magnesio, potassio, calcio, ferro e zinco, oltre a rappresentare una fonte di acidi grassi essenziali. Si conservano a lungo se essiccati o trasformati, e si usano anche freschi, oltre che ridotti in farina per pane e pasta o trasformati in confetture.

I produttori del Presidio saranno protagonisti della prossima edizione di Castanea Expo, in programma a Firenze Fiera dall’11 al 13 dicembre 2026.

(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it

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