Il lamento del Maestrale, tra i Calanchi la performance di Mette
“Bentu Estu”, espressione in sardo che si riferisce al Maestrale, vento potente e impetuoso, è arrivato in
Calabria e, dopo la partecipazione al Cleto Festival, la performance art di Nicola Mette, si è tenuta tra i Calanchi del Marchesato.



Da molto tempo la performance art rappresenta uno strumento di provocazione, una forma d’arte che si è sviluppata attorno alla forza espressiva di un corpo nello spazio, “stravolgendo le regole dell’ordinario per rivelare verità più profonde, sia di natura etica che politica”. La performance di Mette è un lamento per i paesaggi fratturati dall’inarrestabile avanzata della cosiddetta industrializzazione “verde”.



Un gruppo di volontari, nudi e indifesi, con i corpi dipinti di bianco, hanno simboleggiato gigantesche pale eoliche, con le braccia tese come lame, segnate da striature di colore rosso, a suggerire le ferite, le amputazioni e la violenza causate dai confini imposti.
Mette compie un atto di riappropriazione, un modo per affermare che la terra non è solo una risorsa; essa è luogo di memoria, appartenenza e conflitto.
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