Jonadi chiama Europa, prove civiche contro lo spopolamento

In molte aree dell’entroterra calabrese la parola spopolamento è diventata sinonimo di ineluttabilità. La progressiva perdita di abitanti, l’invecchiamento della popolazione, la chiusura di servizi e scuole hanno cambiato la vita di piccoli comuni e frazioni. E l’abbandono non riguarda solo le case, ma soprattutto la perdita del patrimonio culturale, sia materiale che immateriale.
A Jonadi, la comunità di circa 4700 abitanti in provincia di Vibo Valentia, negli ultimi anni si lavora per impedire che questa condizione prenda il sopravvento. Il Comune ha scelto di investire nel capitale umano, nella partecipazione giovanile e nell’apertura verso esperienze internazionali. Nella frazione e borgo rurale di Nao, che per oggettive caratteristiche, anche geografiche e logistiche, soffre per lo spopolamento, è in corso in questi giorni un progetto Erasmus che coinvolge venti ragazze e ragazzi tra i diciotto e i trent’anni, arrivati da Portogallo, Ungheria e Bulgaria.


Per ospitarli non ci sono b&b, hotel, o case famiglia come tipicamente si fa con i progetti Erasmus. A Nao si utilizzano le case che non sono più abitate, rimesse in sesto grazie a un percorso di co-progettazione fatto con associazioni del territorio. I ragazzi vivono nel borgo, prendono parte ad attività artistiche, laboratori civici, momenti comunitari. Alcuni di loro stanno decorando spazi pubblici, piantando fiori, ridipingendo quello che possono. Altri seguono percorsi formativi sull’intelligenza artificiale e su altre tematiche attuali.
«In questo borgo abbiamo pensato di sperimentare qualcosa di diverso per riuscire a essere attrattivi – racconta Fabio Signoretta, l’appena 29enne sindaco di Jonadi – collaudare quello che abbiamo chiamato “strategia del borgo Erasmus”, mettendo in piedi nella parte antica di Nao un’ospitalità diffusa, aperta, che possa provenire anche da altri paesi e che possa essere ciclica, quindi che possa ospitare tanti altri progetti».


L’esperienza Erasmus a Jonadi non è rivolta a studenti universitari, ma a giovani che arrivano da percorsi post diploma, alcuni senza un’occupazione stabile. Il progetto offre l’opportunità per mettersi alla prova, acquisire strumenti, trovare un orientamento. «È un progetto di volontariato per ragazzi che magari non hanno potuto o voluto scegliere l’università. Noi diamo loro la chance di ricollocarsi, di trovare magari la propria strada perché, comunque, facendo questa esperienza all’estero – e ne sono assolutamente convinto – un ragazzo si forma anche dal punto di vista del carattere personale, e questo poi gli consente dare un indirizzo alla propria vita».

Questa tipologia di progetto europeo STAY – Strengthening Towns through Active Youth, promosso dal programma Erasmus, consente anche ai giovani di Jonadi di partire, come già accaduto a maggio scorso, «e questo è molto bello, perché anche i nostri giovani del centro storico si sono formati, hanno fatto esperienza, e oggi sono diventati i facilitatori del nostro progetto».

Se guardiamo invece alla crescita demografica complessiva, Jonadi è oggi uno dei pochi comuni in Calabria a registrare un incremento, anzi addirittura si colloca al quarto posto tra i comuni più giovani d’Italia per età media. «C’è un incremento costante da almeno quindici anni, che ora la mia amministrazione ha reso strutturale grazie ad alcune politiche adottate per le famiglie. Perché questo duri nel tempo, c’è bisogno infatti di azioni che l’accompagnino, come per esempio il bonus Acqua Bene Comune, che da tre anni ormai restituisce integralmente il canone idrico che pagano le famiglie con reddito inferiore a venticinquemila euro. O altre misure che riguardano la prima infanzia. Le famiglie, oltre al bonus Inps, se concesso, hanno anche il nostro voucher per la copertura completa fino all’intero costo per le spese dell’asilo nido, anche privato». Buone pratiche realizzate principalmente attraverso le risorse destinate alle misure sociali – anche se Jonadi è uno dei comuni che ha il maggior rendimento dal punto di vista dell’intercettazione dei fondi pubblici – che facilitano la permanenza delle famiglie nel territorio comunale e che rispondono all’esigenza di costruire una comunità stabile, attiva, viva.


«Il messaggio su cui noi stiamo lavorando – continua il sindaco – è questo: dobbiamo creare tre condizioni, secondo me indispensabili contemporaneamente, che sono restare, tornare e arrivare. Per i numeri di spopolamento che abbiamo in Calabria, diciamo che restare, o tornare, potrebbero anche non bastare perché parliamo di un dato assolutamente drammatico. Ma lo è anche sotto il profilo delle nascite. Anche se tutti restassero e tornassero, per il numero attuale di nascite, si rischierebbe comunque di avere numeri in trend negativo. Per questo, e torno al terzo punto, l’arrivare fa parte della strategia Erasmus. Significa iniziare ad accogliere persone che arrivano da fuori e che potrebbero scegliere di venire a vivere qui».
Fabio Signoretta guarda al mondo che sta cambiando, alle città dove i costi sono insostenibili, dove la vita è corsa continua e stress da lavoro, che rispondono poco e male alle esigenze dei giovani. Ecco perché insiste sulla capacità attrattiva dei piccoli paesi rurali come il suo. E poi, a Jonadi si parla, si discute sempre di tutto questo. Da tre anni organizzano “Torno Giù – l’agorà di chi ritorna”, il format nato grazie al lavoro dell’Assessora Valentina Fusca, responsabile delle politiche giovanili, che tornerà anche a settembre prossimo. «È un evento di dibattito aperto – spiega Signoretta – in cui alcuni ci raccontano i motivi per cui sono tornati, altri spiegano perché non tornerebbero, e la politica siede dall’altro lato, dalla parte di chi ascolta e recepisce le istanze. Non è esclusivamente un talk, ma un evento cui seguono spesso azioni concrete, progetti che si realizzano davvero».

Intanto però il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne è lapidario quando, per alcuni territori, definisce una strategia di “accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”, descrivendo “un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita” (Alessandro Rosina, Ordinario di Demografia e Statistica sociale, Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. Consigliere CNEL). «La mia è un’amministrazione che invece ce la sta mettendo tutta per invertire quella rotta – commenta Signoretta -. Avrei quantomeno gradito che ci fosse stato un processo di concertazione con questi territori, e di ascolto, prima di decretare la morte di qualcuno. Questo non è accaduto, e leggere quei documenti mi ha fatto sicuramente male. Poi però ho provato un sentimento diverso, una voglia ancora maggiore di riscatto, di rivolta, pronto a dimostrare che ci sono invece delle incoraggianti pratiche amministrative che possono diventare un modello. Quindi l’appello che faccio a chi ha scritto quel documento è che legga di noi, che venga a Jonadi a vedere che ci sono esperienze che possono funzionare».
di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)