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La Pasqua ortodossa al Monastero di San Giovanni Theristis e a Gallicianò

La Pasqua ortodossa al Monastero di San Giovanni Theristis e a Gallicianò

La Calabria celebra oggi la Pasqua ortodossa, secondo il calendario giuliano, una settimana dopo quella cattolica. Per secoli è stata terra di lingua greca, di rito orientale, di monasteri basiliani. Se la latinizzazione cancellò quasi tutto, in alcuni luoghi la liturgia orientale non si è mai spenta del tutto, e in altri è tornata.

Nella Vallata dello Stilaro, a Bivongi, il Monastero di San Giovanni Theristis è l’unico di origine bizantina in Italia, abitato da una comunità monastica ortodossa, in cui si celebra regolarmente il rito bizantino. Il monastero porta il nome del monaco italo-greco che visse da eremita su queste montagne nel IX secolo — Theristis significa “mietitore” in greco, soprannome legato alla tradizione per cui il santo intercedeva presso Dio per proteggere i raccolti dei contadini. Intorno alla sorgente sacra, l’aghiasma, sorse il primo insediamento monastico. In epoca normanna il complesso divenne uno dei centri spirituali più importanti della Calabria bizantina, con una ricca biblioteca e importanti possedimenti. I monaci lo abbandonarono nel 1662. Restaurato negli anni Novanta, nel 2008 fu concesso in uso alla Diocesi Romena Ortodossa d’Italia, che vi ha insediato una comunità monastica residente.

Ph Carla Commisso

L’interno è uno scrigno di arte sacra: iconostasi, lampadari dorati, affreschi che raffigurano San Giovanni Theristis e altri santi. Nel cortile, il pozzo legato al santo, con l’acqua considerata benedetta. Ogni domenica e nelle feste si celebra la Divina Liturgia, aperta ai visitatori. Qui i canti di sole voci — nell’ortodossia nessuno strumento musicale è degno di rispondere alla Parola.

Le celebrazioni della settimana hanno preceduto quella della notte appena trascorsa, in cui la liturgia della Pasqua ha avuto inizio con la chiesa immersa nel buio. Poi una sola candela accesa, e la fiamma che è passata di mano in mano fino a illuminare tutto. È la luce, è la Resurrezione. Christos anesti, Alithos anesti. Sono le preghiere intonate fino all’alba.

Stamattina è il momento dei Vespri dell’Amore, l’estensione della gioia della Resurrezione a tutto il mondo. E poi lo scambio delle uova sode tinte di rosso che simboleggiano il sangue di Cristo e la rinascita, il cui il guscio rappresenta la tomba di Gesù, e la sua rottura la resurrezione.

Nell’area grecanica dell’Aspromonte, sulla cima di Gallicianò, la piccola frazione di Condofuri che si alza sulla vallata dell’Amendolea, sorge la chiesetta dedicata alla Madonna della GreciaPanaghia tis Elladas. Aperta al culto nel 1999, custodisce al suo interno l’icona della Madonna della Grecia, una statua di San Giovanni del XVI secolo, un fonte battesimale e due campane del 1508 e del 1683. È affidata agli stessi monaci del Monte Athos che reggono il monastero di Bivongi, e pochi anni fa qui si è ristabilita una piccola comunità di religiosi.

Ph Enzo Galluccio

Intorno alla chiesa, sull’altro versante dell’Amendolea, si intravedono i ruderi di quattro chiese bizantine — i Santi Annunziata, Caterina, Sebastiano e Nicola — che sorgono solitari sul declivio. Gallicianò è uno dei pochi borghi dove il greco-calabro si parla ancora. La liturgia di Pasqua si celebra nelle stesse modalità del San Giovanni Theristis, ma in una forma molto più raccolta. Chi ha la fortuna di assistere al rito sente che qui la spiritualità è stata, e forse lo è ancora, l’unica forma di resistenza all’oblio.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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