L’onda d’urto di Fiume su Fiumefreddo

Ci sono storie d’artisti che sono simili a deflagrazioni. Uno scoppio, un’onda d’urto che investe e stravolge territori, comunità, paesi. È il caso di Fiumefreddo Bruzio con Salvatore Fiume. Due mondi che si sono incontrati e scontrati. La Fiumefreddo medievale e poi cinquecentesca, col feudatario nel castello. Il borgo rurale, agganciato com’è alle tradizioni, che d’un tratto si ritrova sopraffatto dal pennello incontenibile di questo genio siciliano del ‘900.

Sì, perché Fiume non fu solo meraviglia. Fiume fu provocazione, polemica, fu un sentimento di smarrimento generale (secondo alcune versioni). Non fu facile per un paese antico, con alle spalle secoli di consuetudini ben stratificate, confrontarsi con le scandalose immagini disegnate da Salvatore Fiume. Scene di nudo spiattellate lì sul proscenio pubblico. Come si poteva accettare tutto ciò? Eppure quel genio provocatore sembrava essere animato da una forza creativa divina, aveva in mente grandi cose per Fiumefreddo e i governanti gli fecero generose concessioni. Egli era totalmente posseduto dal demone dell’arte e non c’era supporto che non potesse essere candidato a trasformarsi in tavola pittorica.

Nel 1975 Fiume era super conosciuto nel panorama artistico mondiale. Era uno capace di dipingere su qualsivoglia superficie. La sua impresa di due anni prima nella valle dei Leoni (valle di Babile), in Etiopia, ne era un esempio. S’era messo in testa di dover dipingere su un gigantesco blocco roccioso, lo affascinava sentirsi come un pittore primitivo nell’atto di creare una testimonianza su roccia.

Qualcosa deve averlo smosso interiormente anche nel ’75, quando volle camminare tra i vicoli fiumefreddesi e intuì che le spoglie pareti del castello diroccato sarebbero diventate le sue… tavole privilegiate! Dipinse su tredici pareti dell’ex castello. Le intemperie cancellarono quel suo atto generoso, ma venti anni dopo volle rimediare e ripetersi, come un funambolo tornò su quei muri (Stanza dei Desideri), oggi riparati da un tetto a vetro. Si nota in un angolo Zeuditù Negash, la sua seconda compagna di vita, che era stata l’ispirazione per la splendida Gioconda Africana donata ai Musei Vaticani.

Fiume è nelle case di vari fiumefreddesi. Non si contano gli omaggi fatti ai suoi nuovi concittadini. Ammirare un suo quadro originale è davvero un privilegio non comune. Pertanto, il viandante che si fermi a Fiumefreddo Bruzio si accontenti comunque dei pochi monumenti visibili nei luoghi pubblici. Impariamo ad apprezzare quelle sculture (La donna sul surf e La ruota della fortuna) che sono oramai iconiche. Una surfista anomala, come anomalo era quello sport agli occhi dei meridionali degli anni Novanta, quando Point Break da pochissimo era scivolato nell’immaginario dei più giovani. Fiumefreddo e il surf. Ma quando mai? Forse Fiume ci voleva dire che se non possiamo divertirci a surfare sulle onde, forse lo possiamo fare con tutte le altre bellezze che abbiamo a disposizione. Surfare significa avere un’immaginazione potente. Significa osare. E si può surfare anche sulla vetta di Cocuzzo, la montagna che tutti i naviganti dell’antichità guardavano, che oggi siamo tenuti a preservare e a valorizzare.
I miracoli di san Rocco, sulla superficie interna della cupola della chiesetta di san Rocco, sono un altro capolavoro che lascia stupefatti. L’ardire di affrescare seguendo uno storyboard circolare (da far venire il torcicollo!) fu una sfida creativa. Vinta. (Antonello Zaccaria, guida turistica Core Calabro)
info@meravigliedicalabria.it